Ad un passo dal sogno. Il Catanzaro esce sconfitto da un “Renzo Barbera” infuocato di passione e colori – ed è giusto e bello così – nonostante il deprecabile finale caratterizzato dal parapiglia all’ingresso del tunnel con contorno di bombe carta. Il Palermo vince 2 a 0 ma finisce comunque in ginocchio: le Aquile volano in finale.
In sala stampa Alberto Aquilani non può che rendere il giusto elogio alla squadra, al di là di un primo tempo per certi tratti rivedibile: ma è stato importante non aver mollato, non essersi piegati una volta passati in vantaggio i rosanero. Ecco, la chiave di volta del match è stata proprio nell’aver retto fino alla mezzora, mantenendo l’1-0.
“Partita storica e ciò mi rende ancor più orgoglioso! Occorreva capire difendersi e non usare il fioretto – premette -. Abbiamo fatto un’impresa, contro una squadra che impressiona per forza e qualità. Sapevamo servisse un’impresa, dopo una gran partita a Catanzaro”.
“Il sogno continua, siamo molto contenti perché abbiamo fatto qualcosa di straordinario – aggiunge Aquilani -, ma non è completato, ora vogliamo regalare qualcosa di storico al nostro popolo; è come se stessimo scalando una montagna! Siamo arrivati a poco dalla cima, ma ne manca un pezzettino”.
“Sentiamo la responsabilità sulla nostra pelle del pubblico che c’è, anche quando non può accompagnarci! Non abbiamo niente da perdere, avevamo iniziato non per questi obiettivi – prosegue il tecnico dell’US – e siamo cresciuti esponenzialmente proponendo qualcosa di bello e meritandoci di giocare questa finale”.
Essenziale, dunque, restare uniti e compatti sotto l’1-0 nel primo tempo: “I ragazzi sono stati grandi, coraggiosi, gagliardi, hanno lottato come leoni! Favasuli è uscito col naso rotto! Sono quelle partite da portare a casa in quel modo lì, con grinta – dice -. Di Francesco, poi, è entrato molto bene, sapevo quanto potesse darci”.
“L’idea era venir qui e fare gol – ammette -, ma non ci siamo riusciti nonostante le opportunità! Allora si è sofferto e serviva portarla a casa in altro modo”. E sul finale acceso: “Il mio collaboratore, Fabrizio Besso, è svenuto lungo le scale e ci siamo spaventati – confessa -. Però non è successo altro”.
“Questa è un’emozione difficile da spiegare, se ne parlo piango ancora adesso – confida, in merito all’abbraccio con Iemmello in lacrime –. Ora restiamo lucidi, i ragazzi devono prendere i meritati applausi. Serve fare al meglio queste due partite che mancano”, conclude, anche con una menzione speciale per l’eterno Brighenti, autore di una prova monumentale.









