Il calcio è fatto di uomini ma anche di opportunità di crescita e, sebbene possa sembrare strano, cambiare il proprio progetto di vita in poco tempo non è così assurdo.
Nelle ultime ore, sui social, si sono susseguiti commenti di varia natura su quella che pare profilarsi come la fine del rapporto professionale tra il Catanzaro ed Alberto Aquilani, che sembrerebbe aver scelto di continuare la sua carriera da allenatore a Sassuolo in Serie A. Massima serie che il tecnico romano aveva sfiorato, poco più di una settimana fa, proprio con i giallorossi.
Ma perché, dopo le lacrime di Monza, ha deciso di “abbandonare la nave”? La risposta è semplice: ha scelto ciò che riteneva più importante per lui in questo momento e, probabilmente, ha deciso di salire su un treno che avrebbe potuto raggiungere anche in un secondo momento ma, nella vita, nulla è scontato. Anche se hai quasi quarantadue anni ed hai allenato solo due squadre tra i professionisti con buoni risultati, il futuro, in uno sport altamente performativo, è più che incerto.
Un altro tassello di non poco conto è la motivazione: se viene meno questo elemento fondamentale, si fatica a mantenere elevati livelli di coinvolgimento e a raggiungere i risultati prefissati e, inevitabilmente, da eroe si può diventare capro espiatorio. Per l’uomo Aquilani, tutto ciò potrebbe aver avuto un peso nella scelta.
Anche la scelta della società in cui approdare non è casuale: punta sui giovani, dà tempo agli allenatori di lavorare e la piazza, seppur meno calorosa di quella di Catanzaro o della “sua” Roma, accompagna la squadra senza le pressioni tipiche delle realtà più esigenti. Esce da un contesto ormai familiare, sì, ma cercando quelle condizioni che, fino ad ora, gli hanno permesso di essere l’allenatore e l’uomo che è.
Catanzaro ed il Catanzaro saranno certamente una fotografia che porterà con sé e che, nei momenti più difficili, potrà riguardare per ricordarsi di cosa è stato capace e del percorso costruito insieme alla città ed ai tifosi.


Se avrà fatto la scelta giusta, lo capirà solo con il tempo e con l’esperienza, così come accaduto a Caserta e Vivarini.

C’è, infine, un qualcosa di veramente importante in tutta questa storia: se negli ultimi tre anni gli allenatori del Catanzaro hanno ricevuto apprezzamenti ed hanno scelto altri lidi, senza raggiungere lo stesso successo, è la società di Via Gioacchino da Fiore ad aver dimostrato di possedere valori e una struttura in grado di favorire risultati importanti.

Perciò, chiunque sarà il successore di Alberto Aquilani, se la società non si snaturerà, troverà una base solida da cui poter ripartire.

Non ci resta che augurare ad Aquilani di aver fatto la scelta giusta ed al Catanzaro di continuare a mettere in atto azioni utili a mantenere intatti i propri valori.












