Dato lo squallore in termini di spettacolo e la pochezza della cifra tecnica che propina l’attuale Serie A – fatto salvo qualche sporadico lampo, tipo il 3-3 tra Juve e Roma – possiamo senza timore di smentita affermare che Catanzaro-Frosinone sia stato, non solo lo spot più bello e realistico della cadetteria, ma uno spettacolo degno di altri palcoscenici. Di sicuro molto meglio del valore di una dozzina di squadre della massima serie.
Un elogio alla categoria, anzi, al calcio; per chi il calcio lo ama davvero. Pensiero sostenuto finanche dal tecnico dei ciociari, Massimiliano Alvini, il quale ha parlato di contesto “da calcio vero”, non senza una punta di piaggeria (LEGGI QUI). Lo stesso volto angelico con cui ai microfoni, nel post-gara, ha smentito il battibecco con qualche tifoso dal settore Distinti, quando la verità è che non sono mancati da parte sua sorrisini sarcastici e battutine a denti stretti prima del calcio d’inizio. Ma ci sta, fa parte del gioco. Tutt’a posto. Torniamo al campo.
In risposta alla sequela di scialbi 0 a 0 di questa Serie A che non ha calciatori da “offrire” alla Nazionale azzurra – a pochi giorni dagli spareggi per non perdere la partecipazione pure a st’altro Mondiale – ecco Catanzaro-Frosinone, nel pomeriggio di un “Ceravolo” infuocato, che ha trascinato fino all’ultimo, al termine del quale ci son stati applausi per tutti.
L’avversario, quindi. Su queste colonne – al netto di quanto visto all’andata, allo “Stirpe” – avevamo scritto di un Frosinone che “sembrava oro ma forse era ottone” (LEGGI QUI). Ad onor del vero eravamo in un certo senso rimasti delusi dalla squadra giallazzurra vista allo “Stirpe”, a cui il Catanzaro aveva tenuto testa, non meritando di perdere. Allora il pensiero era stato: “Quindi il Frosinone è tutto qui?!”, ed è per questo che lo si collocava un gradino sotto rispetto a Monza, Venezia e Palermo (quest’ultimo battuto a Pescara, udite e udite).
Invece abbiamo visto un avversario che ha anche “riscattato” la prova cinica di gennaio, che ha dato conferma della propria forza, di possedere un’artiglieria d’assalto nella quale svettano pezzi pregiati come Kvernadze e Ghedjemis, ma contro il quale il Catanzaro ha a tratti dominato.
E a proposito di conferme, la principale consapevolezza consta nel potercela giocare a viso aperto contro chiunque, perché tra le “big” ci siamo di diritto noi. Lo sapevamo già, ma ieri è giunta l’ulteriore risposta, l’ennesima sottolineatura. Non vi è un gap profondo da colmare.

Magari saremo qualche centimetro indietro, ma sostanzialmente il livello della squadra che Alberto Aquilani ha svezzato e a cui ha iniettato parte della sua mentalità – per stessa ammissione di Iemmello LEGGI QUI – ha poco da invidiare alle primissime del torneo e può tranquillamente batterle: ragionamento da fare anche in vista di un eventuale confronto secco, nei playoff, da certificare aritmeticamente.

Parafrasando il mister, siamo tornati a casa contenti (LEGGI QUI), con la consapevolezza delle nostre qualità e con il rammarico di aver dilapidato troppe occasioni da gol, sciupando il doppio vantaggio: i giallorossi si sono un po’ “seduti”, perché se avessero mantenuto il 2-0 per un altro quarto d’ora, il ritmo si sarebbe forse attenuato e la gara si sarebbe “addormentata”, “cristallizzata”. Peccato, ma va bene lo stesso.

Va bene lo stesso perché anche stavolta elogiamo un Pigliacelli monumentale (soprattutto sullo 0 a 0, con gli ospiti che sarebbero passati avanti); peccato perché Pittarello ha almeno un paio di occasioni su cui rimuginare. Potessimo abbozzare un voto per il centravanti dell’US, sarebbe “10” per la sostanza, la generosità e l’utilità nel fare a sportellate, ma “5” per il fiuto da gol che sappiamo non essere il suo forte.

Pittarello che proprio allo Stadio dei Marmi – dove il Catanzaro sarà ospite nel turno infrasettimanale, tra poche ore – aveva trovato la gioia del gol, quasi un anno fa. Si va a Carrara, dunque. Se “il Frosinone è avversario contro cui la partita si prepara da sé, ben diverso sarà affrontare la Carrarese”, in cerca di punti salvezza. Aquilani e Iemmello hanno avvertito.

Ma questo Catanzaro può qualunque impresa. Certo, sarebbe un errore imperdonabile credere che quanto fatto fino ad oggi possa ritenersi sufficiente: aveva lanciato questo monito da San Floro il trainer, alla vigilia.

Adesso si deve mantenere la barra dritta, senza adagiarsi sugli allori “come avvenuto con Vivarini e Caserta a salvezza acquisita nei due anni precedenti” – ha detto il capitano – e perdere l’occasione di vivere un playoff magari da protagonista.

Perché sognare si può, si deve, a patto che la squadra, tuttavia, venga lasciata serena, senza ansie o pressioni.










