Riceviamo e pubblichiamo l’intervista all’assistant coach della CCB, Antonio Godino, classe 2004. Da giocatore a viceallenatore, passando per sacrifici, infortuni e sogni coltivati in palestra.
Tutto è iniziato a soli cinque anni, con un pallone tra le mani e la voglia di rincorrere un sogno. Quattordici anni di basket giocato, emozioni, crescita personale ma anche qualche infortunio che ha cambiato il percorso. Eppure, proprio nei momenti più difficili, è arrivata la possibilità di restare legato a questo mondo da un’altra prospettiva. “Grazie al mio collega Danilo ho avuto l’occasione di continuare a vivere questo sport anche senza giocare. La pallacanestro per me è sempre stata una seconda casa”.
Oggi quel bambino che correva sul parquet si ritrova seduto in panchina, come assistente allenatore di una squadra che ha appena conquistato il titolo della Serie B femminile campana. Un traguardo che porta con sé orgoglio, emozione e consapevolezza.
“Essere assistente in una categoria come la Serie B è un vero onore. È un percorso iniziato tanti anni fa da giocatore e che oggi mi rende fiero di quello che sto diventando”.
La crescita, racconta, passa ogni giorno dal confronto con persone di grande esperienza. Dallo staff tecnico agli incontri che lasciano il segno. “Questa esperienza mi sta facendo crescere tantissimo. Ho la fortuna di lavorare con persone come Danilo e coach Ceroni, ma anche di confrontarmi con figure importanti come coach Andrea Capobianco. Sono partito da semplice giocatore e oggi sto costruendo qualcosa di importante insieme alla società”.
Se c’è una parola che riassume la stagione della CCB Catanzaro, quella parola è “sacrificio”.
“Dalle ragazze fino allo staff, tutti abbiamo dato il massimo per arrivare dove siamo oggi”.
E tra i momenti impossibili da dimenticare c’è sicuramente la finale vinta contro Marigliano.
“Per un allenatore giovane come me vincere un titolo così importante non è una cosa da poco. Ero emozionatissimo e davvero felice per il risultato ottenuto”.

Un gruppo forte tecnicamente, ma soprattutto unito. Perché, oltre al talento individuale, ciò che rende speciale questa squadra è il legame costruito dentro e fuori dal campo.
“Le nostre ragazze sono forti, e quando giochiamo di squadra diventiamo un gruppo inarrestabile. E poi sono persone speciali: abbiamo un bellissimo rapporto anche fuori dal campo; nonostante la mia giovane età mi hanno sempre rispettato nel ruolo di allenatore”.

Dietro il successo, però, non ci sono solo i risultati. C’è il lavoro quotidiano di uno staff che ha saputo creare identità e appartenenza.
“Credo che sia stato proprio il lavoro di squadra tra staff e giocatrici a portarci a questo grande obiettivo”.

Ora l’attenzione è tutta rivolta alle finali nazionali che valgono la promozione in Serie A2. Ma l’approccio resta lo stesso di sempre.
“Noi entriamo in campo per vincere ogni partita. Poi è normale trovare squadre più forti, ma il nostro obiettivo è dare tutto dalla prima all’ultima gara”.

E forse il senso più profondo di questo viaggio è proprio qui: nella consapevolezza che anche una realtà piccola può costruire qualcosa di grande. “Per me è come vivere un sogno. Sono partito da giocatore di questa società e da allievo di Danilo, oggi mi ritrovo al suo fianco come allenatore. Giocarci per il secondo anno consecutivo una promozione in Serie A2 dimostra che anche una realtà come Catanzaro, con duro lavoro e voglia di fare, può farsi sentire e mostrare tutto il proprio valore”.









