La bellezza di questo Catanzaro trascende quello che sarà l’epilogo stesso di un’avventura da ricordare. Un’altra e, forse, la più bella di questo triennio di Serie B.
“Forti e meravigliosi”. Alberto Aquilani ha decisamente ragione quando delinea i tratti dei suoi ragazzi (LEGGI QUI), anzi, dei suoi fratelli minori. Perché Alberto – ci scuserà se lo appelliamo adoperando proprio il nome, arrogandoci tale confidenza – e i calciatori sono come fratelli. Questo campionato è figlio di questo rapporto, di questa coesione.
Lo stesso afflato manifestato in campo, dopo il triplice fischio martedì notte, tra il mister, il capitano e il presidente. Un bellissimo momento, la fotografia più bella che ci resta da Catanzaro-Avellino, oltre alla corsa di Pietro Iemmello finalizzata a sfoggiare quel “6 UNICA” sotto la Ovest, ai piedi della sua “Capraro”.
L’US centra così la terza semifinale in tre anni, battendo un avversario valido e “fastidioso”, a parer nostro più di Brescia e Cesena, ostacoli nelle gare “secche” delle due precedenti stagioni, così come Cremonese e Spezia erano obiettivamente superiori nei due anni da cui siamo reduci.
Gli irpini, anzi, hanno detenuto l’iniziativa premendo (e creando un paio di occasioni nitide) per la prima mezzoretta; una volta stappata la gara col senator Pontisso, non c’è stata storia. Il Catanzaro ha fatto il Catanzaro anche senza Iemmello in campo dal 1′. Citando Aquilani, abbiamo fatto “ciò per cui siamo arrivati fin qui”.
Ora occorre mantenere l’umiltà, la spensieratezza, la leggerezza mentale di chi non ha niente da perdere o da dimostrare: ad onor del ver, sarebbe stato meritevole di riflessioni e perplessità se non si fosse scollinato il Turno Preliminare, per di più in casa, contro l’Avellino.

Sia chiara un’ulteriore specifica, tuttavia: ciò non significa che il Catanzaro, approdato ancora in semifinale, debba quindi sentirsi con la pancia piena perché “per quest’anno può andar bene così”! No! Le Aquile possono far male, possono volare, anche su un Palermo che si approcciava al torneo come schiacciasassi, salvo poi “fermarsi” ad un quarto posto che è acqua che non leva sete.

Il Catanzaro può farcela. Il Catanzaro può arrivare dove vuole “prima o poi”, per stessa ammissione dell’allenatore avversario, Davide Ballardini (LEGGI QUI).










