La chiusura del mercato, la sosta, le dichiarazioni del direttore sportivo (oramai consuetudine) e – dulcis in fundo – quelle del numero 1 di via Gioacchino da Fiore, Floriano Noto.
È il presidente del Catanzaro Calcio in persona ad incontrare la stampa, nel corso di una conferenza annunciata nel pomeriggio di ieri e avviata alle 16.30 in punto, nella sala del “Nicola Ceravolo”.
L’occasione per augurarsi un “ben ritrovati”, tra il presidente e i giornalisti catanzaresi e porre alcune riflessioni, partendo dalla soddisfazione per il risultato conseguito nella passata stagione, con un’altra semifinale playoff.
“Intanto ringrazio stampa e tifosi per la vicinanza mostrata anche nei momenti delicati, quando ad esempio alcuni invocavano l’esonero dell’allenatore, in avvio di campionato – rivela Floriano Noto –. Cambiare tecnico non porta sempre benefici e il tempo, il credere in Caserta, ci ha dato ragione. La B resta, secondo me, il torneo più difficile di tutte le categorie dei campionati professionistici europei, anche più della A, che vive talvolta di risultati scontati”.
Via all’ampia parentesi rivolta al calciomercato condotto dal Catanzaro, allora: “Ci siamo orientati sui giovani, l’età media si è abbassata un po’ in tutti i club, si è livellato il campionato ed è più complicato su questo piano – osserva il presidente –. Affronteremo il torneo con l’entusiasmo di sempre, dopo una campagna acquisti che credo sia stata all’altezza della piazza e degli obiettivi“.

“Ogni tassello è stato messo al suo posto, con una rosa tatticamente ‘camaleontica’ per mister Aquilani – sostiene –. Un buon mix tra esperti e giovani – alcuni tra i più forti in Italia – a dimostrazione di un progetto basato sulla linea verde, con quattro elementi (di cui tre di proprietà) in Nazionale, su cui investire per il futuro”, sottolinea Noto, il quale apre uno spiraglio per un eventuale incarico da dirigente per Nicolò Brighenti, senatore dei giallorossi; il difensore di Bussolengo potrebbe restare una volta conclusa l’avventura da calciatore, un giorno non remoto.

Come fatto da Ciro Polito, anche Noto stempera i timori figli di un organico potenzialmente ampio e, semmai, rilancia su quelle che sono le proprie ambizioni: “Abbiamo una rosa molto competitiva per essere ‘speranzosi’, può accadere di tutto – dice -. A mio avviso, ‘l’asticella’ di cui si è parlato tanto si è alzata di parecchio, completando nei reparti in cui vi erano carenze”.

“Dipendesse da me, la finestra di mercato non sarebbe così lunga, basterebbero quindici giorni! Ed è proprio in chiusura che avvengono i principali movimenti – ammette -. Piuttosto, nel calcio capita ci siano calciatori che si sentono arrivati alla fine di un ciclo. Fin dagli allenamenti, in ritiro, ormai riusciamo a distinguere chi sia con la testa ‘dentro’ ad un progetto e, invece chi non abbia quella intenzione“.

Gli step che l’US si pone di muovere, nel tempo? “Noi dobbiamo ancora alzare tanto l’asticella! Occorre crescere in competenze interne, in ambito societario, strutturale e logistico, anzi, stiamo valutando terreni sui quai far sorgere la futura ‘casa’ della società. Questo è il mio sogno“, annuncia Noto.

Quanto al mercato, il presidente risponde al perché non siano stati portati “nomi roboanti”: “Una ‘pazzia’ dal mercato?! Il novanta percento dei nomi usciti sono stati tirati fuori dal nulla, senza fondamento! Come diceva Polito, bisogna scindere le trattative vere e proprie dalle informazioni, dai ‘sondaggi’ che non vanno oltre”, rivela.

“Ad esempio, dopo il tentativo dello scorso anno, noi non abbiamo mai contattato De Luca, poiché non era il caso di approfondire una volta che ci era stato sottolineato il suo non interesse a scendere di categoria! Perché insistere?! Ci sono dinamiche che non tutti conoscono e voi, stampa, avete la responsabilità nei confronti della piazza di non far passare come ‘ripiego’ coloro che arrivano, come se la società non volesse investire“.

Aspetto non marginale, per giunta, l’equilibrio interno, tra calciatori, al netto di un’armonizzazione degli ingaggi, che rende tutto più facile, senza “prime donne” che percepiscano stipendi spropositati a differenza di altri

“Tenere un’armonia di gruppo è difficile! La nostra forza è aver mantenuto in questi anni una omogeneità senza disparità di stipendio tra calciatori – confessa –. Quand’anche facessi la ‘pazzia’ per un acquisto, si sfalserebbe l’equilibrio tra le varie componenti, sul piano degli ingaggi”.

La scelta di Alberto Aquilani, quindi, vira sulla volontà di mantenere quel percorso avviato fin dai tempi di Vivarini: “Il dna di questi anni era tipico di una ‘squadra che gioca’ – dice –. Prendere un allenatore con idee diverse avrebbe gettato tutto alle ortiche, causando una perdita di tempo”.

E in qualità di neoeletto del Consiglio Direttivo della Lega BKT, osserva: “Lo scorso anno tutti i club hanno subito un notevole ammanco – circa 1,8 milioni – sull’ambito dei diritti tv, che per una società come la nostra è importante”, afferma.

“Il calcio italiano subisce perdite continue, le dodici squadre di proprietà italiana hanno perso negli ultimi tre anni centocinquanta milioni! Cifra per la quale un’azienda normale sarebbe fallita. Alcune regole andrebbero riviste, spero si concretizzi il prima possibile la riforma annunciata da Gravina“.

Senza null’altro da aggiungere per ciò che riguarda i lavori del “Ceravolo”, visti alcuni aspetti tecnici da rivedere prima di andare in appalto, Noto, interpellato nel merito, torna sull’ipotesi ingresso in società da parte di eventuali investor.

“Sì, restiamo aperti a nuovi ingressi per formare un gruppo societario sempre più solido – ribadisce –, soprattutto per avere una vita più lunga possibile”, annuncia, citando l’US Lecce come esempio virtuoso.

“Non ci precludiamo nulla, guardiamo al futuro con grande speranza, coltivando sogni. La parola ‘Serie A’ non la pronuncerò mai, sono molto superstizioso!”, conclude Floriano Noto.









