Più che finale horror, un epilogo da film di Lino Banfi. Perché può succedere di prendere gol all’ultimo istante e gettare alle ortiche una vittoria – e per il Catanzaro è la seconda volta in una settimana – ma subirlo dal portiere avversario, che non giocava da sei mesi, è degno di una commedia grottesca di fine anni ’80.
Uno scenario bizzarro, più unico che raro, che chi come noi è stato presente al “Partenio-Adriano Lombardi” potrà raccontare ai posteri, attraverso aneddoti e punti di vista fotografati sul campo. Invece è accaduto veramente. Il calcio moderno ci ha abituati a scene non lontane da queste, seppur difficilmente ipotizzabili.
Il Catanzaro si presenta in emergenza come mai quest’anno. Senza tifoseria al seguito – specie il calore dei gruppi della Ovest – a parte sessantacinque (splendidi, sia chiaro) sostenitori non residenti nella provincia catanzarese. Senza giocatori dal peso specifico e su un terreno in sintetico, in casa di una squadra che non spicca per qualità ma per cuore, in uno stadio carico di passione.
Ciononostante i giallorossi impongono il consueto palleggio e producono gioco, ma senza brillare, o meglio, senza capitalizzare. Gli irpini racimolano qualche situazione – al di là del rigore fallito da Favilli – proprio come l’US, che ha il demerito di non aver tenuto palla nel finale.
Per questo motivo il pari, indipendentemente dal modo bruciante con il quale sia maturato, è il risultato più giusto, senza dare molto credito – col dovuto rispetto – a quanto sostenuto da Davide Ballardini a caldo (LEGGI QUI), secondo il quale l’Avellino avrebbe meritato addirittura di vincere.
Ecco, a proposito delle dichiarazioni dell’allenatore degli irpini, c’è un filo conduttore con quanto detto la settimana precedente da Paolo Bianco, timoniere del Monza: entrambi hanno fornito una lettura della partita sinceramente distante dalla realtà.

All’opposto, Alberto Aquilani è esempio di lucidità, pacatezza – nonostante due partite sfumate al fotofinish – ed è sempre focalizzato sulla realtà.

Un allenatore giovanissimo, che si pone con la saggezza e lo stile di un veterano.










