Buio pesto a Pescara e non perché ci si stia avvicinando alla mezzanotte. Il Delfino perde ancora e rischia di inabissarsi sempre più, giacendo in ultima posizione, con appena quindici punti in classifica. Troppo poco i positivi sprazzi iniziali e qualche palla in area, che hanno trovato sempre la retroguardia giallorossa attenta. Il Catanzaro ha vinto con merito allo stadio “Adriatico – Giovanni Cornacchia”, nulla da dire.
Eppure Giorgio Gorgone, crede ancora nel miracolo. Sì, perché di miracolo sportivo si tratterebbe, ove mai gli abruzzesi riuscissero a salvarsi, eventualmente trascinati da Lorenzo Insigne il quale, questa sera, ha calcato nuovamente quel manto erboso da cui ha spiccato il volo quattordici anni fa, con Zeman in panchina. Ben altra storia, altre epoche.
L’attualità è tremendamente diversa. Il presente vede l’allenatore romano non abdicare, ma continuare imperterrito in questa avventura avviata verso un naufragio, verso la retrocessione. “Emergendo” dagli spogliatoi dopo un lungo confronto con la squadra e con la società – che ha rinnovato la fiducia “a termine”, per ora – l’allenatore si addentra nella disamina del momento, oltre al 2 a 0 patito contro gli uomini di Alberto Aquilani. “Dire che ‘siamo vivi’, oggi, mi sembra fuori luogo. Abbiamo toccato il fondo”, rimugina l’allenatore di casa.
“Sono io il responsabile, è giusto che chieda scusa, proviamo vergogna”, ripete a più riprese mister Gorgone. “Male un primo tempo che avremmo dovuto interpretare come la ripresa! La colpa è mia, perché non sono riuscito a trasmettere ciò che volevo, ed è il mio grande rimpianto – ammette -. Nel secondo tempo abbiamo fatto ciò che ci eravamo posti di fare, ce la siamo giocata, il Catanzaro ad un certo punto ha subito, trovandosi nella propria area a difendersi, soffrendo. Poi il “solito” errore nostro ha chiuso la partita”.
Amarezza e consapevolezza sul volto di Gorgone, che motiva anche la scelta di Olzer come “falso 9”, rivelatasi errata col senno del poi: “Visto il brutto primo tempo sì, è stato un errore! Ma l’idea era dovuta al fatto che, essendo il Catanzaro una squadra che fa del palleggio la propria arma, ho puntato sui centrocampisti, su giocatori dotati di gamba per aggredire e lasciare Olzer a ricevere e giocarsi il duello con Antonini – confessa -. Paradossalmente siamo stati remissivi”.
Dichiarando pubblicamente di non pensare alle dimissioni poiché avverte la squadra con sé, Gorgone continua: “Se dovessi sentire di non aver più presa su questa squadra mi farei da parte, ma non l’ho percepito. Tutto ciò deve indurci a scavare dentro. D’ora in poi voglio gente coraggiosa, ‘animali’ con gli attributi – prova a suonare la carica -. So di essere appeso a un filo, ma resto aggrappato fino all’ultimo (non per stare incollato alla poltrona) e pretendo giocatori che ne facciano una questione di vita o morte! Altrimenti l’impresa sarà impossibile”.

E nel weekend il Pescara andrà ad Avellino. Il tempo è scarso, la classifica quasi irrecuperabile: “Sarò un folle, ma ci credo e non per una questione egoistica. Una luce la vedo ancora”, conclude Gorgone.

“Non molliamo, siamo col mister. Se affonderemo, lo faremo insieme. Le chiacchiere stanno a zero, servono i fatti, serve furore e voglia di vincere”, annuncia, a sua volta, Davide Faraoni, successivamente.

“Nel primo tempo eravamo forse frenati – riflette l’esterno –, non riuscivamo ad andare in pressione tutti uniti, contro una squadra così tecnica, abile nel triangolare”.









