Ne usciamo ridimensionati. È fattuale, non si tratta di sentenziare con l’indice della scomunica. E ciò non significa “parteggiare”, essere “pro o contro”, e lo sottoscriviamo giusto per anticipare le invettive di qualche ameba non in grado di cogliere la sintassi di un testo, come se non fosse andato oltre i banchi delle elementari. È oggettivo sul piano meramente numerico, senza nulla togliere ai giocatori arrivati (i quali meritano di essere accolti, incoraggiati e sostenuti) o alla società perché ha puntato su “quello” e non su “quell’altro”. Non ci riferiamo al piano qualitativo: sarà il tempo a dare responso a confermare la bontà delle scelte operate in entrata.
“Morto un Papa, se ne fa un altro”, ci mancherebbe, soprattutto nel calcio. Ma, salutato Pandolfi – le cui gesta non resteranno negli annali, detto con simpatia e senza mancare di rispetto ad un calciatore che non è riuscito ad esprimersi come avrebbe voluto, suo malgrado – non si è provveduto a rimpiazzarlo adeguatamente. Sul piano numerico, ripetiamo. Certo, il Catanzaro aveva l’annoso “problema di abbondanza” ad accompagnare il lavoro di Alberto Aquilani, fin dall’estate. Era essenziale, intanto, sfrondare l’edera dei suoi rami secchi, operando massicciamente in uscita, tra calciatori non ritenuti al centro del progetto e altri la cui volontà di trovar spazio altrove è stata giustamente assecondata.
Poi c’è “il caso Oudin“, rimasto con la valigia in mano poiché nessuna delle proposte per il francese – fuori di radar da un paio di mesi – pervenute dall’estero, sia stata considerata idonea (dal ragazzo stesso, pare). Resterà. In che forma non si sa, ma resterà. Il reparto offensivo – che a Bolzano ha confermato la “scarsa vena” palesata in questo periodo – ora si riduce prevalentemente a due effettivi, ossia Pittarello e Iemmello, considerando che il capitano, oramai, è “l’attaccante più regista che ci sia” in B, vista la sua maestria nel venire a prendere palla e dettare i tempi a settanta metri dalla porta.
La deliziosa “suola” (che ha ricordato i colpi di Zidane degli anni ’90) a lanciare Liberali e innescare la rete dell’1 a 1 al “Druso” è l’ennesimo coniglio tirato fuori dal cilindro. Peccato che – e lo diciamo senza timore di smentita – Iemmello poi si sia un po’ eclissato, nel corso di un match che l’US avrebbe meritato come minimo di pareggiare, sebbene non ci sia stata quella “garra” nell’aggredire e riversarsi in avanti.
Insomma, un secondo tempo dominato contro gli altoatesini di Castori (che, di riffa o di raffa, l’ha sfangata pure stavolta), ma non può bastare “e deve farci arrabbiare”, citando il mister (LEGGI QUI), nel mentre la sessione di mercato si trascinava al suo epilogo.
Un mercato che non ha registrato fuochi d’artificio per il Catanzaro, se non riuscire a strappare la permanenza di Alphadjo Cisse, promesso sposto del Milan, da ma luglio, poiché resterà sui Tre Colli fino alla naturale scadenza del prestito dal Verona. Questo, di per sé, è un fattore importante, o meglio, “un acquisto”.

La domanda è: con che “testa” lavorerà Cisse? Focalizzato sugli obiettivi personali in vista del grande salto sul calcio internazionale o immerso nella causa giallorossa? “Dev’essere consapevole che qui, nei prossimi quattro o cinque mesi, nessuno gli regalerà niente”, avvisava con estrema franchezza il tecnico romano, interpellato nel merito (LEGGI QUI).

Pochi innesti ma funzionali: questa era la linea guida a poche spanne dall’aritmetica salvezza. Evidentemente non si è avvertita la necessità di darsi quello slancio in più, ora che si avvicina l’obiettivo. Un mancato rilancio.

Tuttavia, a pochi, pochissimi respiri dalla chiusura del mercato, il colpo da “condor” (citando le magie di Adriano Galliani al Milan) sembrava concretizzarsi davvero: Ettore Gliozzi dal Modena.

Già agli ordini di Aquilani nella precedente avventura condivisa al Pisa, l’esperto attaccante – tra l’altro nato a Siderno – è stato “inseguito” dal direttore sportivo Ciro Polito, tanto da indurre tutti ad accarezzare l’idea che Gliozzi (già nove gol in questa metà di campionato) potesse veramente atterrare a Catanzaro.

Speranza spenta una volta scavallate le 20.00, senza squilli di trombe. L’alternativa, tutt’al più, pare essere rappresentata dal classe 2002 N’dri Philippe Koffi, giunto dall’Hamrun Spartans, club della Premier League di Malta, peraltro allenato dall’ex Cosenza e Vibonese, Giacomo Modica.

E sia chiara una cosa: non vogliamo assolutamente delegittimare il ventitreenne l’ivoriano, del quale si spendono pareri positivi, in prospettiva. Per questo facciamo l’augurio di far vedere il proprio valore a Catanzaro.

Così, tra Pandolfi che va via e non viene rimpiazzato, Pittarello che sgomita e si danna l’anima, trovando anche la rete contro il Sudtirol – gli va riconosciuto – la mente vola a Biasci, che fa tripletta ad Avellino…










