A riepilogare gli impietosi numeri relativi allo sciagurato biennio 2004-2006 del Catanzaro, non basterebbe una pagina. La Serie B è un patrimonio da proteggere per una città come il capoluogo di regione, ma quella fase funesta è difficile da dimenticare.
Una sfilza di allenatori e – ancor peggio – di calciatori, molti dei quali da nome, curriculum e ingaggio ridondante. Risultato? Un ultimissimo posto praticamente mai messo in discussione, prologo del fallimento nell’estate in cui la Nazionale azzurra vinceva il Mondiale a Berlino.
In occasione di Bari-Catanzaro, una delle tante sfide classiche del calcio meridionale, la cartolina rispolverata riconduce ad un momento alquanto bizzarro. Inutile elencare i gol subiti o le sconfitte della stagione 2005/06, che vide l’US chiudere mestamente a ventotto punti. Sabato 8 aprile 2006, 36^ giornata: il Catanzaro di Bruno Giordano, con un piede in C ormai, è di scena al “San Nicola”.
Gara sostanzialmente equilibrata, avara di emozioni vista la mediocrità di ambedue le squadre (eppure le Aquile si presentano con Corona, Ferrigno, Mattioli e Vanin). Risultato inchiodato sullo 0 a 0 per un’ora finché il difensore Stefano De Angelis si esibisce in un’autorete tragicomica.
In area rimbalza un pallone fastidioso che De Angelis controlla di petto e infila in porta, senza accorgersi dell’uscita – un po’ avventata, va detto – dell’allora portiere Emanuele Belardi (che avrebbe fatto il terzo, l’anno successivo, nella Juve retrocessa d’ufficio dopo “Calciopoli”).


Minuto 61′, autogol a diro poco fantozziano e 1-0 finale. Ironia a parte, quella fu una delle tante amarezze ingurgitate dai tifosi catanzaresi in quei due anni sportivamente maledetti, prima del lungo oblio tra C2 e Lega Pro. Ed eccoci ai giorni nostri.








