Campo ostico, Reggio Emilia. Lo abbiamo scritto e ribadito altre volte, in passato, nei precedenti tra Reggiana e Catanzaro, ad eccezione di ciò che successe nell’ultima giornata della stagione 75/76, per il ritorno in A davanti a 10mila catanzaresi (LEGGI QUI).
Peschiamo quindi una cartolina che riconduce a un’altra vittoria, meno eclatante: la data è l’11 febbraio 1968, stadio comunale “Mirabello”.
Quella 67/68 è una stagione chiusa con una salvezza risicata in B, per l’US di don Nicola Ceravolo, che affida il timone all’allenatore Luciano Lupi.
Vero trascinatore delle Aquile, però, è Sergio Pellizzaro (è opportuno specificare il nome di battesimo, per non confonderlo con Giorgio, l’amato portierone, mancato lo scorso febbraio LEGGI QUI).
A differenza del numero 1, Sergio Pellizzaro è un centravanti che non dispone della prestanza fisica del “giaguaro”: alto appena un metro e settanta, è infatti adoperato spesso da ala.

In avanti, però, sa farsi valere: ben quattordici gol in campionato in totale – provvidenziali – uno dei quali proprio in casa della Reggiana alla seconda di ritorno (tra le cui fila militava Vignando, futuro acquisto), che consentono al Catanzaro di Lupi di ribaltare l’iniziale svantaggio, tra il 69′ e il minuto 85: 1-2 il risultato finale.

Insomma, nulla a che vedere con ciò che sarebbe accaduto nel 1976, con il ritorno delle Aquile nell’olimpo del calcio.

L’auspicio è che, oggi, il Catanzaro possa invertire il trend e fare sua l’intera posta dal “Città del Tricolore”, con circa 1300 supporters ospiti.









