La chiave di volta. La vittoria colta dal Catanzaro a Modena – soffrendo, con le unghie, in casa di un avversario che forse qualcosa in più avrebbe meritato nel computo delle occasioni – sancisce evidentemente la crescita del gruppo di Alberto Aquilani. E si spera sia definitiva, una “soglia” al di sotto della quale non scendere.
Aveva chiesto “disponibilità nel soffrire”, un ulteriore scatto di maturità, l’allenatore romano e possiamo dire che ciò sia successo; al “Braglia”, come contro l’Entella la settimana prima.
Stappata la partita, i Canarini giocavano in scioltezza, ed è qui che i giallorossi hanno risposto bene, prima di innescare la reazione compiuta con l’impatto sul match del figliol prodigo Pittarello. Sotto di una rete, l’US ha tenuto botta, restando in partita, prima di colpire con cinismo e pragmatismo: ecco, questa può essere una chiave di volta.
Perché? Perché fino a qualche tempo fa la squadra sembrava disciogliersi alla prima difficoltà, appena incassato un gol; invece – stando quanto abbiamo visto tutti – Iemmello e soci hanno trovato la reazione, quella resilienza vista anche contro Palermo e Venezia.
Ago della bilancia, poi, la panchina. E non è la prima volta. A vincere il duello delle panchine è stato proprio Aquilani il quale, a differenza del collega Sottil, ha azzeccato i cambi, mentre il tecnico dei Gialli ci ha fatto “la cortesia” di levare i migliori tra i suoi.

Ad onor del vero, al mister del Catanzaro occorre dare atto d’aver letto bene la partita già in precedenza: anche contro il Pescara erano stati lanciati nella mischia uomini che hanno riposto con il gol, ma l’epilogo ha scritto un risultato (e un umore) diverso.

E le Aquile, quindi, dimostrano di avere un “piumaggio cangiante”, di adeguarsi in base alle necessità, all’avversario, alle dinamiche. Tuttavia, facendo due conti nel guardare una classifica allettante – ripetiamo – non occorre farsi distogliere come Ulisse dalle sirene, ma restare centrati sulla quota salvezza (che ondeggia sempre attorno ai quarantacinque punti), prima di abbozzare altri ragionamenti, in ottica playoff magari.

Domani la consueta conferenza stampa del tecnico “avvierà” il prepartita in vista dell’Avellino (attesi 750 supporters irpini al seguito, nella Est) che, ieri, ha interrotto il silenzio stampa proclamato qualche settimana fa, in occasione dell’incontro con i tifosi nello store ufficiale, tra selfie e autografi.

Ed è stato proprio un ex amato e mai dimenticato come Dimitrios Sounas a proiettarsi alla gara del “Ceravolo”. Per lui (e Biasci), ovviamente, un ritorno a casa: “Sarà molto emozionante per me e Tommaso, poiché abbiamo scritto la storia – ha detto, commosso -. Sono stati tre anni meravigliosi, in caso di gol sicuramente non esulterò“, ha detto il greco.

Non sopraggiungono notizie granché edificanti, da San Floro, sullo sfondo, visto il nuovo stop di Di Francesco: più tempo in infermeria che con la palla tra i piedi, in questi pochi mesi, per l’ex Palermo, per noie di natura muscolare che dovrebbero risolversi non prima dell’anno nuovo.

Se non altro, mentre resterà da valutare l’altro acciaccato – Buglio – si potrà contare su Verrengia, già recuperato la scorsa settimana, ma tenuto saggiamente a riposo.

A rendere l’aria funesta, però, la notizia della tragica dipartita di Carmelo Miceli, nel pomeriggio di ieri a Rende, all’età di sessantasette anni. Lui che, nella sua carriera, aveva giocato a Catanzaro al termine degli anni ’90, oltre ad una parentesi nello staff tecnico di Fausto Silipo, da allenatore, nel 2007.










