Riprendiamo un concetto già espresso. Il cronista talvolta viene tacciato di “incoerenza”, sol perché passa da sfumature negative a quelle positive, spesso nel raggio di poco tempo.
Ma qual è il compito di un cronista? Riportare degli avvenimenti in maniera asciutta, la più oggettiva possibile nella narrazione, ‘asettica’, basandosi sui fatti, scindendo la notizia, il fatto crudo, dal commento, dalla chiave di lettura personale.
In parole povere, non è incoerenza scrivere “oggi c’è il sole” se oggi vi è una giornata gradevole e soleggiata, mentre ieri si è scritto “piove”, poiché pioveva. No, si tratta di riportare fedelmente ciò che è accaduto.
Non si è mai trattato di essere “pro o contro” Fabio Caserta prima; non si tratta di essere “pro o contro” Alberto Aquilani, adesso. Si analizzano i fatti. Non era certo il caso di esaltare una squadra che appariva senz’anima e senza idee nelle prime uscite, incapace di reagire ai primi colpi incassati, magari confusa da un assetto tattico evidentemente poco adeguato. Una sfilza di pareggi che son stati – se non altro – sconfitte evitate.
Tuttavia, nessuno con una penna in mano o “word” aperto aveva mai sentenziato il “funerale” di questa squadra e del suo allenatore, nella convinzione che la rotta sarebbe cambiata non appena si fosse centrata la prima vittoria, figlia di una prestazione convincente dal 1′ al 90′.

E il Catanzaro, con Palermo e Mantova (contro cui ha raccolto il massimo, cioè gli stessi punti di quelli racimolati nelle prime otto giornate), ha dato tutto ciò che doveva, al di là di sistema e moduli: cuore, coraggio, grinta, animo, spirito di sacrificio, soffrendo quando c’era da soffrire e aspettando per poi colpire, nel momento giusto.

Quanto alla tattica, però, la sensazione è che il 3-5-2 disegnato in queste ultime due uscite, sia forse la scelta più saggia, consona agli interpreti coinvolti, sebbene al “Martelli”, mercoledì sera, il cambio di marcia sia avvenuto nel momento in cui il mister ha lanciato nella mischia Pontisso, Iemmello e Nuamah, passando a quel 3-4-2-1 (o 3-4-1-2?) che tanto ha cercato di far assimilare.

A Mantova, dunque, le conferme attese. Su tutte, che Iemmello è imprescindibile e Cisse è l’asso nella manica e ha tutte le potenzialità per essere un astro nascente del calcio italiano, incoronato come mvp della decima giornata di B.

E l’altra conferma, è che questa, evidentemente, è la giusta direzione.








