Immaginate di indossare l’abito buono, quello per la cena di gala a margine di un congresso o di un altro evento. Giacca, camicia di sartoria, pantalone che cade perfettamente. Peccato che le scarpe, però, siano vecchie, sdrucite.
Il Catanzaro contro il Pescara ha indubbiamente mostrato segnali positivi, di rottura con la (non)prestazione di Empoli, dove si è mostrato incapace di venire a capo di una situazione potenzialmente gestibile (un avversario ridotto in dieci per un tempo intero), senza imbastire un’azione offensiva degna di nota.
Sarà parere impopolare, che rischia di guadagnare le invettive da parte di quella fetta di tifoserie infuocata e pronta a sentenziare, ma sinceramente non riteniamo che l’US abbia “giocato male”, venerdì sera: il problema è un altro.
Il problema – se così lo si può definire e lo si deve fare, a questo punto – è la difesa. O, per meglio dire, la fase difensiva. Perché non si tratta solo di errori individuali – anche il Maldini dei bei tempi sporadicamente ha preso qualche topica, e non per forza contro Ronaldo – bensì difetti imputabili all’intera fase di contenimento, che parte da un centrocampo che non filtra e da una mancata cooperazione nel “non possesso” evidentemente.
Ecco perché il Catanzaro visto contro il Pescara ha lavorato bene in proiezione avanzata, portando uomini in area (benedette le sostituzioni, con gli ingressi dei redivivi Buso e Pittarello, senza dubbio meglio di Oudin e Di Chiara che stentiamo a riconoscere) e creando moltissimo. Bene “l’abito indossato” nell’offendere, quindi; il problema sono le “scarpe”, la gracilità e lo spaesamento palesato dietro.


Una fase difensiva che ancora tarda a percepire il pericolo, lenta nella lettura, imprecisa nei disimpegni; perché, venendo al nocciolo, non ci si può non mostrare reattivi facendosi bruciare sulla ribattuta di un tiro scagliato da lontano (l’1-2 di Corazza) o – peggio – dimenticarsi totalmente dell’avversario pronto a ricevere indisturbato dal limite e dormire senza accorciare, in pieno recupero. Maglie larghe e generose, che confezionano uno scolapasta.

E tutto ciò, contro la difesa più perforata del campionato, che si presentava al “Ceravolo” con un “25” alla voce “gol subiti”; ecco, il Catanzaro ha messo in campo una difesa possibilmente più brutta di quella di una seria candidata a retrocedere.

Perché se potessimo scommettere un caffè al bar su una squadra che non ha le carte per mantenere la cadetteria, lo faremmo sul Pescara, data la pochezza della cifra tecnica, detto con simpatia e cordialità.

E con ciò, auguriamo al buon Giorgio Gorgone (umile e onesto in nel postpartita LEGGI QUI) di risalire la china e smentirci, sebbene non abbia la capacità di moltiplicare i pani e i pesci.

Il rammarico sta nell’aver abbandonato la strada vecchia (anzi, recente) per la nuova (anzi, precedente), tornare al 3-4-1-2 (o 3-4-2-1, non l’abbiamo capito) in obiezione al più solido e quadrato 3-5-2 che, nelle ultime uscite, aveva implicato l’ingresso nell’undici titolare di un duttile “operaio” (non è una deminutio ma un elogio) come Buglio.

In tutto ciò, la reiterata assenza di Petriccione non sia un caso (nonostante la perplessità nel vederlo fuori dai titolare, ancora), per via della pubalgia che attanaglia il 10, come spiegato dal mister.

Ecco, ad Alberto Aquilani occorre dare atto dell’onestà intellettuale con la quale si è esposto ai microfoni (LEGGI QUI), soprattutto nel riconoscere errori di valutazione iniziali, immediatamente confermati dai cambi nell’intervallo (“le mie scelte, però, sono sempre conseguenza di ciò che vedo in settimana”, sosteneva in sala stampa) pur traendo degli aspetti incoraggianti, come la produzione in attacco. Vero è che il calcio è fatto di episodi che spostano i destini.

Aspetto che un po’ disarma e perplime, l’aver perso punti pesanti con quasi tutte le squadre che galleggiano nelle nostre stesse acque o versano a fondo classifica, ad eccezione del Mantova, dove si è vinto il mese scorso.

Mantova che, per la cronaca, dopo il ko casalingo con le Aquile si è rilanciato, centrando tre vittorie consecutive. La Serie B è così, basti vedere il rigenerato Monza, attuale capolista solitario, dopo aver innescato la marcia giusta battendo l’US.

Sabato arriverà la Virtus Entella che ha stoppato il gigante dai piedi d’argilla Palermo: là occorrerà capire se quest’altra mezza battuta d’arresto avrà lasciato degli insegnamenti nel Catanzaro, se si sarà registrata una crescita in quei dettagli non allenabili oltre ad un atteggiamento difensivo molle, in vista di un dicembre infuocato da impegni.









