Parole che esaltano le qualità dei rosanero e la forza, tradotta in quel +13 che ha decretato la classifica, stando alle sue affermazioni, e che servono a mandare un messaggio all’esterno, mirato anche a mettere tensione nell’avversario. Ma il Catanzaro ha le sue di consapevolezze, esposte tutte nel 3-0 con cui ha liquidato l’Avellino pochi giorni fa, “una partita che fotografa al meglio la nostra stagione”, diceva Alberto Aquilani (LEGGI QUI).
E il mister è tornato a parlare al Poligiovino, stavolta alla vigilia dell’andata della semifinale, partendo da concetti esposti già martedì notte. La linea resta quella: “Arriviamo a giocarci questa partita meritatamente, con un grandissimo entusiasmo da cavalcare“, annuncia il mister, ammettendo l’importanza d’aver recuperato energie “dopo una gara dispendiosa”.
Un lavoro improntato sui centottanta minuti? Nossignore: “Il focus è solo sul match di domani, consapevoli di giocarci qualcosa di clamorosamente importante per un popolo intero – ribadisce -, mettendo quel ‘qualcosina in più’ che consente di competere con squadre molto forti, senza ansie o peso sulle spalle, ma con la mente libera“.
Incalzato sulle affermazioni perentorie (a tratti spavalde) dell’amico Inzaghi, risponde: “Vuole ‘chiuderla già domani’? Le partite si vincono in campo non in conferenza! Giustamente ognuno tira acqua al proprio mulino e ce lo auguriamo anche noi – replica -. Crediamo di esser una squadra forte, lo dimostriamo da un po’. In partite come questa subentrano fattori poco ‘allenabili’, la gestione dell’emozione, a volte la paura, per questo voglio trasferire un messaggio di leggerezza“.
“Se vogliamo competere dobbiamo giocare il nostro calcio, mostrare le nostre tantissime qualità, abbinate a maturità, malizia, oltre a far leva sul giocare in casa – prosegue il trainer romano -. Crediamo fortemente in ciò che proponiamo, ma occorre giocare con coraggio, fare quella corsa o quel contrasto in più”.

Con Iemmello ormai pienamente recuperato, regge l’ipotesi di lanciarlo a gara in corso, sebbene Aquilani non voglia girare le carte. “Conta il cuore. Certo, chi ha giocato gare del genere ha dalla sua l’esperienza, ma chi ne ha di meno – spiega – ha spensieratezza, quella ‘follia’ che serve nel calcio, la corretta ‘presunzione’! Ho una stima così elevata dei miei che so che metteranno tutto in campo”.

Dal Palermo al Palermo, l’auspicio è che possa chiudersi un cerchio: “La vittoria dell’andata rappresenta la partita della svolta, sembra un segno del destino – rivela –. Se quel giorno ci avessero detto che avremmo giocato una semifinale, in questo modo, saremmo stati strafelici! Però non dobbiamo pensare di aver raggiunto il risultato. Dobbiamo crederci, possiamo crederci. Il nostro futuro dipende da noi“.

E ancora: “Se giochi una semifinale per andare in A allora significa che sei forte, hai qualità tecniche, fisiche e morali. Questa squadra ha meritato di arrivare a giocare questa partita con la consapevolezza di potercela fare – puntualizza -. Non so come andrà ma dobbiamo finire il campionato senza rimorsi“.

“All’andata abbiamo vinto una partita con sofferenza perché eravamo un’altra squadra, con delle difficoltà – riavvolge nuovamente il nastro – oggi dobbiamo ricordarci di quei momenti che ci hanno portato fin qui”.

Grande attesa, dunque, sulla passione del pubblico che affollerà il “Nicola Ceravolo”: “Ci sarà uno stadio pieno, un pubblico incredibile che farà da dodicesimo uomo e per gli altri potrà diventare un problema – dice -. Mi auguro sia una festa, tuttavia mi rammarica l’assenza dei palermitani, così come quella dei nostri tifosi al ritorno”.

Una dedica, un riferimento sentito, poi, a ciò che la città di Palermo sta vivendo per la tragica scomparsa di Alessia, la piccola tifosa rosanero in memoria della quale Inzaghi vorrà fare la partita: “Quanto accaduto non ha toccato solo loro, ma anche noi – rivela Aquilani -. Mandiamo un abbraccio alla famiglia”.

Le riflessioni del mister, infine, atterrano sul proprio percorso e, inevitabilmente, sul proprio futuro, oggi che è un allenatore diverso, un uomo diverso da quello arrivato circa un anno fa: “Senza dubbio credo di essere cresciuto molto, di avere acquisito certezze e limato aspetti che probabilmente non andavano bene – conclude -. Il risultato aiuta, così come lavorare in una società e in un contesto del genere”.










