Ai microfoni, il man of the match, Alphadjo Cisse, felice del suo gol, ma soprattutto della vittoria sul Palermo che sblocca il momentaccio vissuto, fin qui, in casa Catanzaro.
Una vittoria – si spera – rivitalizzante, specchio diretto della vivacità di un ragazzo “a modo” – ancor prima che un calciatore sopraffino – teneramente timido e impacciato davanti alle telecamere.
“Segnare è sempre bello, ma era importante aiutare la squadra, dopo due sconfitte“, osserva Cisse, che qui sta diventando “uomo”: “Mi son trovato bene fin dal primo momento“, dice il ragazzo del Verona, a tal proposito.
“I miei gol sono di importanza secondaria, è importante aiutare anche in fase difensiva. In realtà mi definisco un trequartista, ma per come sto giocando ora mi trovo molto bene – osserva -. Da quando sono arrivato il mister mi ha sempre lasciato libertà nel giocare, non mi ha mai detto ‘cosa fare’ con la palla, fondamentalmente“.
E il vivere lontano dagli affetti, per il classe 2006 non è certo una novità: “Essere lontano da casa non è un problema, specie dopo i cinque anni a Verona, non mi è nuova come situazione – confida -. Non ho sofferto questa faccenda“.
“Dopo l’esperienza nel campionato Primavera, volevo giocare – dopo un anno in panchina – per dimostrare le mie qualità, venendo qui“, conclude Cisse.








