Siamo salvi. Lo eravamo già, prima che lo certificasse il presente, sebbene manchino giusto un paio di centimetri alla sentenza aritmetica. C’è ancora “un terzo” di campionato da giocare e il Catanzaro può dire d’aver centrato, intanto, due degli obiettivi alla base della mission societaria: consolidare la categoria e lanciare i giovani. Tutto ciò con larghissimo anticipo, ripetiamo.
Valorizzazione dei talenti (tra prestiti e gioielli cullati in casa) che fa da prologo a future eventuali plusvalenze, da reinvestire: tutto torna. E in tal senso – ma evitando di correre troppo – ad esempio, Favasuli potrebbe fungere da “gallina dalle uova d’oro” per l’estate 2026. Ma ne parleremo tra qualche mese, ora non serve.
Buona parte del merito è da attribuire ad Alberto Aquilani. Il tecnico romano, tre le cui doti vi è il fiuto del talent scout che si pone con l’empatia del fratello maggiore, ha il pregio d’aver sempre beccato il momento giusto per lanciare i ragazzi nella mischia.
Oltre a Favasuli, punto fermo fin dalla partenza, ha individuato il momento giusto per Cisse e Rispoli, mentre predicava calma e pazienza fintanto che Liberali “ammaccava” panchina tra la riluttanza di parte della tifoseria e della stampa; lo sta facendo proprio con Liberali, ora che parla la stessa lingua di Iemmello; sta avvenendo anche con Nuamah (mentre Cisse è fuori) e con Frosinini e Alesi bravi a sfruttare le occasioni a gara in corso.
E adesso? Adesso si può ragionare sui playoff, ma guai a sentirsi “appagati” a cedere a quella sensazione di rilassatezza che la mente potrebbe indurre, in maniera subdola. Ora non si molla, si punta a migliorare. Difficile strappare qualche esternazione gaudiosa da Aquilani, sempre sul pezzo – anzi, tutto d’un pezzo – focalizzato sul lavoro, anche dopo tre vittorie in sette giorni senza aver subito gol. “Si può sempre far meglio”: questo il diktat del mister (LEGGI QUI).
Il Catanzaro continua a marciare, continua a crescere, anche proponendo sfumature – mentali più che tattiche – che non era riuscito a dipingere a inizio stagione, com’era legittimo che fosse. Tra queste, la gestione dei momenti, osservazione in merito alla quale il tecnico aveva risposto ad una nostra precisa domanda, alla vigilia del match col Mantova.

Una squadra in grado di attendere pazientemente col suo giro-palla di qualità, prima di colpire e poi gestire, anche riuscendo a “sporcare” la partita difendendosi e “soffrendo insieme” nel secondo tempo, come annotato dal senatore Pontisso (LEGGI QUI) e dallo stesso allenatore.

Tra nebbia e pioggia i giallorossi “hanno controllato” il Mantova, al quale serve fare un plauso per aver provato a giocarsela: i virgiliani di Ciccio Modesto non hanno avuto l’approccio della squadra che viene a fare le barricate per tirar via il punto e poi si vedrà, se Dio vuole.

No, il Mantova ha giocato con grinta e coraggio e ci è mancato poco che passasse in vantaggio dopo trenta secondi, sulla leggerezza di Pigliacelli oltre a qualche altra situazione pericolosa; insomma, tra le inquiline di fondo classifica fin qui affrontate, è forse la compagine che ha offerto la prestazione migliore contro l’US.

Tuttavia, pur creando i presupposti per arrivare al tiro, il Catanzaro ha tenuto botta senza mai dare l’impressione di andare in apnea; vero è che, alla terza partita in una settimana e su un campo ai limiti della praticabilità, è stato opportuno centellinare le forze e seguire la corrente.

Ma “si vince anche così nel calcio”: parola di Alberto Aquilani, che si compiace dei miglioramenti dei suoi e pianifica la partita di Chiavari dopo aver trovato altri sorrisi.
Sorrisi oltre la nebbia.










