Luca D’Angelo immaginava un’altra trama, magari senza ansie, e punta ad un epilogo diverso da quello che il campionato rischia di riservare allo Spezia. Perché la parola “fine” non è ancora stata scritta: centrare la salvezza non è impossibile, però si dovrà passare intanto da Catanzaro e fare risultato nelle altre due gare di campionato che mancano.
Espugnare il “Nicola Ceravolo”, eventualmente – affare di per sé non facile – potrebbe non bastare. Catanzaro, Venezia in casa e Pescara: i liguri dovranno dar fondo a tutte le energie per scavallare la zona rossa.
Discorso quantomai aperto, quello legato alla retrocessione e ai playout, con ben tre squadre in fondo, a trentatré punti (Reggiana, quindi Spezia e Pescara), oltre a Bari, Entella ed Empoli.
Inutile dire che calcoli e supposizioni rappresentano carta straccia, specie per un uomo pragmatico e di poche parole come mister D’Angelo, richiamato in panchina a marzo, dopo l’infelice interregno di Roberto Donadoni, per nulla produttivo.
E dato il momento delicato, non può che vigere il silenzio a poche ore da Catanzaro-Spezia: i liguri – che domani potranno contare su una manciata di sostenitori, visto il divieto per i residenti nella provincia – arrivano in Calabria direttamente dal ritiro di Roma.
Nessuna conferenza stampa dell’allenatore, nessuna esposizione mediatica: solo concentrazione, con la volontà di trarre il meglio anche dal perentorio 6-1 imposto al Sudtirol, lo scorso weekend, che uno scossone deve pur darlo al gruppo.

Sarà uno Spezia ancora incerottato quello che scenderà in campo al “Ceravolo”, alle 12.30: oltre a Cassata, Sarr e Zurkowski, mancheranno ancora gli attaccanti Vlahovic e Artistico. Rientra dalla squalifica Bonfanti, ma restano da valutare Bandinelli e Vignali.

Poco su cui ragionare, né tantomeno crucciarsi delle defezioni: in una condizione di difficoltà servirà comunque tirar fuori l’anima e il cuore, con gli interpreti che si avranno a disposizione.










