Stanchi e appannati. Il che – attenzione – non significa mica “ieri eravamo fenomeni, oggi siamo brocchi”! Nossignore. Quello visto a Carrara è stato un Catanzaro che ha evidentemente patito le scorie del dispendiosissimo match col Frosinone di tre giorni prima ed è parso poco lucido, carente nella proposta.
Contro la Carrarese una prestazione non “da dimenticare” – sarebbe eccessivo – ma senza dubbio rivedibile. Lo pensiamo noi, lo pensa Alberto Aquilani (LEGGI QUI). Ma è comprensibile. Ci può stare, purché non risuoni da campanello d’allarme, riconducibile alle parole del capitano nell’immediato post-Frosinone, quando scongiurava l’ipotesi di un nuovo “calo fisiologico a salvezza acquisita”, come avvenuto nei due precedenti campionati (LEGGI QUI).
Un altro risultato scoppiettante al termine di una partita dalla trama diversa rispetto al 2-2 di domenica. A proposito: dopo quattro vittorie con un solo gol subito, ne prendiamo cinque in due partite. Un po’ tanto. E dobbiamo ringraziare – per l’ennesima volta – quel supereroe che vola tra i pali con la numero 22.
Siamo onesti: questo Catanzaro, ci ha abituati a ben altre prestazioni. Se non altro, allo Stadio dei Marmi è emersa – a parte la polemica dopo il triplice fischio che si è spostata in tribuna, ma ci arriviamo – “la voglia di recuperarla e provarci”, “una squadra che non ha mollato”, sebbene la Carrarese abbia imposto la propria aggressione in avvio di entrambe le frazioni di gioco. Basti pensare che il gol di Melegoni – man of the match oltre al solito “San Pigliacelli” – arriva senza che i giallorossi tocchino il pallone, dopo il calcio d’inizio.
Una partita marchiata dagli episodi, alcuni dei quali fantozziani, aggiungiamo: i due autogol e – soprattutto – il caotico finale, col penalty (al maldestro Ilanes forse piace causare rigori quando incrocia il Catanzaro, come ad Avellino tre anni fa) che ha scatenato le ire dei padroni di casa, vomitate contro il designatore arbitrale Gianluca Rocchi, presente in tribuna.
Vicenda in merito alla quale la Carrarese ha diramato una nota per far chiarezza, smentendo gesti di violenza fisica e verbale (LEGGI QUI). E se l’ex Antonio Calabro fa spallucce e glissa (ma non più di tanto) su quanto accaduto (LEGGI QUI) le deduzioni da sponda toscana crollano nel momento in cui si evince lo stato delle cose: non vi è alcuna ingiustizia per cui gridare “allo scandalo”, poiché la circostanza è obiettivamente corretta, da indurre alla concessione di un nuovo tiro dal dischetto.

L’amarezza, comunque, sta nel non essere riusciti a convertire in rabbia i due punti persi contro i ciociari, come avevano chiesto proprio Aquilani e Iemmello.

E “se vogliamo ambire a qualcosa in più (che non sia per forza la serie A) e fare quello step in più dobbiamo riconoscere che ciò non basta” ha detto il mister ai microfoni (LEGGI QUI).

Si è avvertita la mancanza del sempiterno (ma fino a quando?) Brighenti e, a parte la bella palla per Liberali, nel primo tempo, Nuamah non ha avuto un guizzo; Liberali stesso, tra l’altro, un po’ in ombra, così come la corsia sinistra. Poca roba, poi, Rispoli e Verrengia.

Ma, per carità, non ce la sentiamo di bocciare qualcuno, no. Semplicemente non è stato il solito Catanzaro.

Ma non serve essere catastrofisti, addirittura. In vista dell’Empoli, si riparte da questo punto portato via da un campo difficile.










