“Non andare allo stadio! In curva ti ‘devieranno’. Mollerai lo studio e finirai nei pasticci frequentando persone non raccomandabili”. Chiunque si sia approcciato nella sua vita – ancor più se adolescente, ad esempio – si sarà trovato sul “banco degli imputati” a sorbirsi la “filippica” di un familiare o il “sermone” di chi è incapace di andare oltre lo stereotipo.
Andare oltre l’archetipo dipinto – talvolta faziosamente – da organi di stampa o sui social che, facendo “tagliato e cucito”, riportano ciò che vogliono, veicolano l’attenzione sull’ombra e non sulla montagna. Ed è per questo che Ultras da alcuni è associato a “delinquenza”, “perdigiorno”, “attaccabrighe”. Potremmo andare avanti e spingerci in un decalogo di luoghi comuni fasulli ma, se lo facessimo, a nostra volta finiremmo noi per primi con l’essere banali.
Sui gradoni, in curva, si ha il privilegio di incontrare alcune delle sfumature che la vita include. Cantare, sostenere, spellarsi le mani – insomma – fare il tifo per la propria squadra del cuore, sintetizza uno stato d’animo. Lo si fa per chi non c’è più, in suo nome; lo si fa per allontanare i pensieri negativi in un momento difficile, di sconfitte personali; lo si fa per concedere ad un figlio un’opportunità di crescita, cosa che non sarebbe possibile – ad esempio – nel fare una versione di greco, le equazioni di secondo grado – col dovuto rispetto – o studiando la fotosintesi clorofilliana: per carità, aspetti importantissimi dello studio, ma non determinanti nella crescita di una persona.
I valori sono altri. Quei valori che si apprendono – per l’appunto – in una curva. Valori che senti nascere dentro, che non si spiegano, perché è difficile trovare l’interlocutore adeguato, in grado di comprendere. Un motto tipico del mondo ultras, recita “sette giorni su sette”. Vero. Tuttavia, ci permettiamo di aggiungere “…e non solo in curva”. Ed è quanto dimostrano da oltre cinquant’anni gli Ultras Catanzaro 1973, capaci di andare oltre la curva. Di andare spesso in corsia, ovunque serva regalare un sorriso di speranza. Ovunque ci sia vita.
L’ultima – in ordine cronologico – iniziativa realizzata dalla Massimo Capraro, in occasione di Catanzaro-Avellino (LE FOTO) ha suscitato l’occhio di bue mediatico, da parte dell’opinione pubblica di ogni latitudine. “Piovono peluche dalla CMC” ha fatto parlare di sé dappertutto, non vi erano dubbi.


Una cascata di orsacchiotti, “topolino”, “paperino”, supereroi e simili, hanno delineato una cornice indimenticabile intorno ad una partita di calcio, unendo gli animi, anche coinvolgendo i dirimpettai giunti da Avellino, sensibili all’idea.

“Essere Curva, essere uniti, farsi comunità a sostegno di piccoli guerrieri è qualcosa che riempie di orgoglio e che dimostra che, quando la città si unisce attorno ai suoi Ultras, tutto può essere possibile”, scrivevano pochi giorni fa i ragazzi della Ovest, in una nota di ringraziamento.

Essere Curva, farsi comunità. Ovunque ci sia vita.
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