Curiosa casualità: Alberto Aquilani si sofferma sui rischi eventuali generati da un atteggiamento presuntuoso poco prima che lo faccia un certo Luciano Spalletti, suo allenatore ai tempi della Roma nonché suo mentore. Un modo comune di intendere il calcio tra la “giovane leva” e un suo maestro (Aquilani aveva peraltro omaggiato il suo ex timoniere, citandolo dopo la rimonta con l’Empoli), seppur in dimensioni diverse visti gli orizzonti che dividono il Catanzaro dalla Juventus, a rigor di logica.
Eppure il Catanzaro a Cesena e la Juventus con il Sassuolo pagano probabilmente la stessa falla, lo stesso inghippo psicologico: l’aver sentito una partita in pugno precocemente, un risultato che sembrava scritto ma infine sovvertito. Il dolce e l’amaro del pallone, in qualunque latitudine o categoria. Mai rilassarsi, al di là dell’opponente.
La squadra è “rimasta” nello spogliatoio del “Dino Manuzzi”, sabato, senza rientrare in campo dall’intervallo, consegnandosi ad un avversario in crisi fino a qualche minuto prima, evidentemente rigenerato da Ashley Cole, come Michael Jordan coi Looney Tunes nel film d’animazione “Space Jam” del ’96.
Qui però non si tratta di Bugs Bunny e Duffy Duck che ritornano in campo dopo aver sorseggiato dalla borraccia miracolosa (al cui interno c’era semplicemente acqua), ma di calciatori che avranno assimilato totalmente le parole motivazionali di colui che è stato una stella del calcio inglese (anzi, internazionale) ma ha tutto da dimostrare da allenatore.
Vero è che se Cole – pur non esprimendosi in italiano, per ora – sia riuscito ad entrare nella testa dei suoi, avendone riscontro immediato, allora il Cesena può davvero crescere e – perché no – riprendersi dopo il crollo di risultati di questo trimestre.
Ecco, dopo un dominio perdurato per tutto il primo tempo – fraseggio, gestione e il colpo da fuoriclasse di Liberali – il Catanzaro è quasi sparito; “quasi” perché la risposta al 2 a 1 dei romagnoli era comunque arrivata, col gol di Pompetti annullato dopo il check per un presunto fuorigioco che stentiamo a capire. E ciò aprirebbe un altro dibattito, a parte.

“Mentalmente, forse, non siamo ancora pronti a fare quel salto definitivo di cui tanto si parla”, affermava un perplesso Aquilani, definendo “inspiegabile” il calo avuto dalla squadra, tra un tempo e l’altro (LEGGI QUI); effettivamente sembra manchi l’adeguato apporto di mentalità di cui non dovrebbe fare a meno una squadra che ambisca a vincere, per spiccare il volo versi altri panorami.

I giallorossi evidentemente erano sicuri di trovare il colpo del ko e metterla in cassaforte, poiché il Cesena del primo tempo era parso poca cosa; non c’erano minimamente gli indizi o il presentimento che la partita potesse sfuggire di mano. E se la testa “non gira” è un problema. Insomma, gliel’abbiamo servita noi sul piatto d’argento.

L’avversario l’ha vinta con i cambi che hanno ridisegnato tatticamente l’undici (come capita spesso all’US) ma soprattutto con la testa, grazie alla “trasfusione” di energia operata dal buon Cole. A fare la differenza il peso specifico di Cerri, nel senso letterale.

Non un fulmine di guerra, però l’attaccante ha impattato benissimo e ha accentuato due nostri limiti: la fisicità carente rispetto alla contraerea della cadetteria e i calci piazzati, nota dolente su cui si soffre.

Questa sconfitta – che nulla altera, per carità – associata alla pausa per gli impegni delle nazionali, rischia di interrompere il ritmo, ancor più se si considera che contro il Monza, a Pasquetta (ipotizzabile un cambio dell’orario, tra l’altro), non ci saranno Iemmello e Nuamah, sanzionati da due cartellini presi fin troppo ingenuamente.

La Nazionale, appunto: l’aspetto positivo è che questo Catanzaro, ormai, garantisce un blocco solido alle selezioni azzurre, specialmente con il meritato approdo in Under 21 di Costantino Favasuli, il mezzofondista del gruppo.

Motivo d’orgoglio ulteriore, distante dal senso di smarrimento e amarezza generato dall’acceso prepartita tra esponenti delle tifoserie, fuori lo stadio, prima del match.










