“Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare“. Questa citazione di don Abbondio, rintracciata da chiunque abbia letto “I Promessi Sposi” (e non solo ai tempi della scuola) è rimasta scolpita nella storia della letteratura d’oltreconfine.
La figura del pavido prelato descritto da Manzoni, fraccomodo ma malizioso, paragonato ad “un vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”, ha consegnato ai posteri un profilo che chiunque, ad oggi, è in grado di ricalcare.
Chiunque non abbia il coraggio (e l’intelligenza) di schierarsi, di prendere una posizione. L’errore insita all’affermazione di don Abbondio è principalmente una: il coraggio si sceglie nella vita di tutti i giorni. Non è vero che “si nasce” senza. È una scelta, come la verità, la trasparenza, la professionalità.
Allora capita di incrociare spesso chi non è fornito di determinate attitudini, viste come virtù ma che dovrebbero semplicemente essere alla base del modo di vivere di ognuno di noi. Invece inciampiamo, invece scegliamo di non esporci e agire nell’ombra, scegliendo ciò che è profittevole, contravvenendo a strette di mano o – nei tempi moderni – a firme, contratti trattati come carta straccia, in barba alla parola data. Ci sono le parole degli uomini e poi ci sono le chiacchiere.
L’anno venturo la proprietà Noto compirà il primo decennio di gestione al timone dell’US Catanzaro. Da quel pomeriggio di luglio del 2017 ad oggi è tanta l’acqua passata sotto i ponti, le cadute sul campo e i traguardi, gli errori di inesperienza soppiantati da scelte oculate e lungimiranti.
Le sconfitte, i successi, il campionato dei record, la finale playoff a pochi respiri dalla Serie A; i calciatori lanciati nel mondo dei grandi, gli allenatori “riabilitati” (sui quali nessuno avrebbe scommesso un caffè all’inizio) e poi rimessi in circolo. Il Catanzaro oggi è “un modello da seguire” a detta di molti nel panorama nazionale.

Eppure nessuno è esente da leggerezze ed errori di valutazione, perché è umano che sia così. Nove anni – quasi dieci – di gestione, ma non si smette mai di imparare e la dimostrazione plastica la si ha nell’aver rintracciato un profilo sbagliato, che sicuramente non era idoneo per la causa giallorossa. Lo possiamo ammettere, senza problemi.
E non alludiamo all’ambito meramente tecnico, alle eventuali capacità da allenatore a dispetto di un percorso appena avviato data la giovane età, nonostante l’esperienza non felicissima dettata da una retrocessione dalla C ai Dilettanti.

No, il Catanzaro era andato oltre, dando fiducia, scegliendo di puntare e mettendo sul piatto, a parte le questioni economiche, il tempo necessario e la serenità essenziali per consentire ad un esordiente di lavorare in tranquillità.

Come sempre è stato fatto. Vivarini reduce da esoneri nel 2021, poi Caserta e Aquilani (entrambi accomunati da una falsa partenza): Catanzaro è dimensione nella quale si è sempre lavorato serenamente, senza battere pugni sul tavolo esigendo risposte immediate, alla maniera dei Cellino o Zamparini.

Sì, è vero, una città esigente che vuole sognare e merita di più, la cui pressione evidentemente stritola se non hai le spalle larghe e la schiena dritta, oltre alla capacità di isolarti dall’esterno e focalizzarti unicamente sul lavoro del campo.

Ma questi sono scenari di cui la persona era a conoscenza fin dal momento della firma, salvo poi – ribadiamo – tirarsi indietro, lontano da ogni forma di etica e deontologia. Meglio così, però: menomale che questa “sorpresa” si sia materializzata prima di mettersi in marcia.

Siamo all’alba di una nuova stagione, con un allenatore che, una volta (ri)chiamato ha detto “sì” senza ripensamenti, ma lusingato dell’opportunità e determinato a riscattare un’annata sfortunata.

Ugualmente giovane (sia pur con qualche primavera in più sulle spalle) Giorgio Gorgone, persona seria prima di essere un professionista.

Perché di questo c’è bisogno, prima di tutto: uomini di sostanza, di parola, indipendentemente da ciò che il campo dirà, infine. Perché, per carità, si può sbagliare e non si possono centrare gli obiettivi.

Ma tutto assume valore se vi sono serietà, trasparenza, coraggio: valori che si scelgono e che il don Abbondio dipinto dal Manzoni non aveva.












