Premessa doverosa: che il Palermo puntasse alla vittoria del campionato (dalla porta principale) era noto a tutti già dalla fine della stagione passata. Non era certo un mistero.
La stagione attuale, è figlia di scelte ponderate nei mesi. Per questo è arrivato Pohjanpalo; per questo – soprattutto – è arrivato Pippo Inzaghi al timone, rinunciando ad una panchina in Serie A, col Pisa, che con tanto merito ha portato in massima serie, riscrivendone la storia recente.
Come il Catanzaro è risorto dalle ceneri del playoff di Padova, nel 2022 – Vivarini condottiero, le lacrime di Iemmello e le conferme di Biasci e Vandeputte -, verosimilmente i rosanero hanno posto le basi fin dalla scorsa stagione – tra poche luci e molte ombre, sul piano tecnico – per tentare il salto quest’anno e riuscirvi. Il City Group non ha lasciato nulla al caso. Poi, certamente, sarà il campo a emettere sentenze inappellabili.
Vero è che, il percorso scritto in questo primo scorcio di torneo, qualche colpo di tosse lo ha avuto visti i quattro pareggi ottenuti (per carità, con Frosinone, Cesena, Venezia e Modena, mica “pizza e fichi”); in B, tuttavia, spadroneggiare è complicato, salvo rare eccezioni, come il Sassuolo lo scorso anno, al quale proprio il Pisa di Inzaghi aveva tenuto la scia, salvo poi stabilirsi al secondo posto.
I siculi arriveranno al “Nicola Ceravolo” sabato (start ore 19.30), senza il calore dei propri supporters anche stavolta (vicenda per la quale il Prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa, ha espresso il proprio rammarico LEGGI QUI) per fare bottino pieno e tentare l’aggancio (e magari l’allungo) sui Canarini, impegnati in casa con l’Empoli.

Obiettivo, approfittare dell’instabilità emotiva e mentale del Catanzaro di Alberto Aquilani, in cerca di sé, di un proprio “io“, perché le parole del ds Ciro Polito, martedì, per quanto rassicuranti (LEGGI QUI), sono acqua che non leva sete: la situazione resta molto delicata.

Però vi è la consapevolezza che una vittoria, un colpo dettato dal carattere, dall’emotività (o da una palla “sporca” o un piazzato!) una sterzata potrebbe darla ai giallorossi.

Vincere è la panacea ad ogni male, aiuterebbe a vedere le cose da un altro piano. Piove sul bagnato, in casa US, però; sì, si è fatto un gran vociare sulla lunghezza (inappropriata) dell’organico, eppure se non è emergenza – nel reparto difensivo – ci manca poco.

Bettella pare aver superato il problema fisico che lo ha stoppato la settimana scorsa ma non è certo al top e non sarà componente dei tre (?) dietro. Frosinini dovrebbe ancora restare ai box.

Quel che preoccupa è la condizione di Verrengia, i cui esami non lasciano spazio a dubbi: si tratta di lesione muscolare, non roba da poco. In sintesi, il ragazzo giunto dal Potenza – forse uno dei pochi timidi sorrisi di questo inizio per le Aquile, oltre a Cisse – starà fuori per un mese e mezzo. Se va bene.

Se si aggiunge la compagnia di Pompetti e Di Francesco il quadro è delineato: Aquilani con ogni probabilità lancerà Di Chiara, insieme al confermato Brighenti e Antonini. Toccherà a loro, evidentemente, tenere a freno il massiccio centravanti scandinavo.

Ok, ci sarebbe Bashi, ma fin qui non è mai stato pervenuto e non sarebbe certo il caso di lanciarlo nella mischia, facendolo debuttare contro un simile avversario.

Fosse solo questo, il problema! Le preoccupazioni deriveranno anche dal dover fronteggiare gente del calibro di Brunori e Segre.

Però, senza essere disfattisti ma fiduciosi, nelle difficoltà talvolta arriva l’impennata d’orgoglio. Magari con l’auspicio di vedere per la prima volta una buona partita (intera, per novanta minuti).
E ogni cosa cambierebbe.










