Si è giocato col fuoco. Avevamo il timore – tra luglio e agosto – che ciò stesse avvenendo, che la proprietà si stesse intestardendo, imperterrita, su un modus operandi basato quasi unicamente sullo smantellare e fare cassa, forse dando per scontato “che tanto, comunque, anche quest’anno ce la facciamo”. Lo bisbigliavamo, sommessamente, senza dirlo mai a gran voce e, forse, sbagliando a nostra volta, noi che impugniamo la penna.
Ma, come più volte scritto e ribadito, la stampa non dev’essere tacciata di “incoerenza” o di essere “pro” o “contro”: occorre fare i cronisti, analizzare i fatti in maniera asettica e oggettiva, possibilmente con numeri in mano e non anzitempo, quasi come a sparare sentenze per partito preso. Occorre prima valutare e poi esporsi in un’analisi giusta.
Si è giocato col fuoco, allora; anzi, con la Serie B, che chiede tanto e restituisce poco, che non dà tempo, perché corre e ti lascia lì, in fondo alla classifica.
Adesso conta poco definire la graduatoria delle colpe, dinnanzi alla consapevolezza dello sfacelo materializzato al “Nicola Ceravolo”. E non è essere drastici, ma ancorati alla realtà, che ha dettato la partita peggiore degli ultimi anni.
Tre anni fa, ad esempio, lo 0-5 imposto dal Parma – a cui venne riconosciuto l’onore delle armi, data la superiorità di una squadra diretta verso la A – fu una partita giocata con dignità da una squadra che uscì dal campo comunque fiera, tra gli applausi.

Ora, “passata la nottata” (per citare il ds Ciro Polito, che ha fatto capolino in sala stampa, ieri LEGGI QUI) urgono soluzioni, in fretta, dopo aver, difatti, cestinato tre settimane di lavoro al termine delle quali avremmo dovuto vedere “il vero Catanzaro”.
Il Mantova ha passeggiato al “Ceravolo”, pur con l’umiltà e il rispetto dovuto all’avversario (come ha tenuto a rimarcare il crotonese Ciccio Modesto LEGGI QUI), mettendo sotto i padroni di casa da subito. Il Catanzaro presta il fianco dall’inizio, non dà mai l’impressione di “esserci” e poterla riprendere.
I virgiliani, una volta sbloccata – altra topica della difesa giallorossa su un piazzato – controllano la gara totalmente a proprio agio, col gomito fuori dal finestrino e le ciabatte ai piedi, quasi senza voler tentare troppo l’affondo e infierire! E l’1-3 è pure stretto per quanto prodotto dai mantovani.
Volendo ricorrere a disquisizioni di natura tattica – in questo caso ha poco senso – si è fatto un gran parlare della posizione avanzata di Iemmello (noi stessi lo abbiamo fatto, su queste colonne), attendendo i frutti di questa scelta, ma il capitano può far poco se lasciato da solo, se non è servito.

Eloquente, tra l’altro, l’aria sconsolata con cui si è guardati, tra compagni, ogniqualvolta si è concesso un corner o una rimessa laterale, o qualche botta e risposta, com’è capitato tra Pafundi e Arditi, anziché restare coesi nelle difficoltà.

Passi per l’acclarata modestia di questo “nuovo” Catanzaro, ma resta inconcepibile l’atteggiamento remissivo di una squadra scarica e senza idee, che quasi attende il triplice fischio, stancamente.

Passi anche il non avere un ricco spartito tecnico (dimentichiamo il fraseggio inebriante e l’aggressione alta del Catanzaro “del passato”), però non si può non avere anima.

E questo aspetto, questa virtù – che non è “allenabile” – può trasmetterla soltanto l’allenatore. A questo punto c’è da chiedersi quanto, Giorgio Gorgone, abbia credibilità agli occhi dei calciatori.

A sentir parlare Polito, “il mister gode della stima del club” e risulta impossibile da credere che “un gruppo come questo vada contro l’allenatore”. D’accordo, ci mancherebbe.

Però – aggiungiamo noi – il tecnico romano ha la colpa di non aver fatto presa sui suoi, intanto mentalmente. Prima di lui – come si è scritto già, anche troppo – le responsabilità sono da distribuire equamente.

Chi è partito (ed è giusto che sia andato via, per cassa e motivazioni) non è stato sostituito adeguatamente e soprattutto nei tempi idonei! E dal mercato – lo sappiamo, omari – si è pescato tra giovani scommesse di categorie inferiori, per confezionare un parco giocatori squilibrato nei reparti, composto da una sfilza di trequartisti e nessun leader difensivo, in attesa del miglior Pecorino.

La soluzione? Magari uno alla maniera del signor Wolf di “Pulp Fitcion” , che bussi alla porta dicendo “risolvo problemi”! Magari serve un “normalizzatore”, un allenatore in grado di barcamenarsi tra le insidie con stimolo, motivazione e spalle larghe, per aver vissuto già situazioni difficili in passato.

L’identikit, il profilo forse adeguato, potrebbe corrispondere a quello di Michele Mignani, che Polito conosce bene. La nottata è passata. Ora si aspetta.











