Il giorno in cui Catanzaro conobbe il giovanissimo Vialli

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Sbarbato, folti riccioli a coprire la fronte, un sorriso radioso ed una forza dirompente in campo. Gianluca Vialli ha avuto tanto dalla vita, ma la vita, oggi, ha deciso di riprenderselo, di portarlo via.

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Se ne va un altro simbolo del calcio internazionale, della Serie A e della Nazionale, mancato oggi all’età di 58 anni dopo una malattia balorda (che lui definiva “ospite indesiderato”), sopraggiunta nel 2017, affrontata a testa alta, con coraggio e dignità. Con gli Azzurri, poi, la soddisfazione dell’Europeo post-pandemia, al fianco del suo grande amico e partner d’attacco Roberto Mancini. Fu inoltre il primo a sdoganare la figura del calciatore e dell’allenatore italiano all’estero, avendo lanciato anche la tendenza (poi non così seguita) del calciatore – manager.

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La Calabria, Catanzaro, ha avuto modo di ammirare un giovanissimo Vialli: giovane, sì, ma con le spalle solide e il carisma del leader. Stagione 1983/84, Serie B. Era il 27 novembre, una domenica uggiosa, sotto la pioggia. Il Catanzaro del presidente Merlo ospitava al “Militare” la Cremonese di Emiliano Mondonico. Tra i grigiorossi figurava quindi questo promettente attaccante 19enne nato proprio a Cremona, delle cui qualità tecniche si era parlato a lungo. L’US, che lottava per non retrocedere, aveva da poco chiamato Renna al posto di Corso, in panchina. La “Cremo”, che a fine anno centrava la prima storica promozione in A, affidava al numero 11 riccioluto la propulsione offensiva.

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Alla fine di quella stagione il Catanzaro, purtroppo, ottenne la seconda retrocessione consecutiva, sprofondando in Serie C. Tuttavia, quel giorno di novembre, l’US vinse grazie ad un gol di Raimondo Marino (talento in prestito dal Napoli) nei minuti finali: finì 1-0 in virtù della rete realizzata dal numero 4 delle Aquile, che saltò più in alto di tutti da corner e per poco non scivolò rovinosamente a causa della pioggia, esultando sotto la Ovest. 

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Vialli fu oggetto di qualche fischio e sfotto’, da parte del pubblico di casa. Ciò accade quando si vuole annichilire un avversario del quale si riconosce la forza. Ma già da allora si aveva la consapevolezza di trovarsi davanti ad un predestinato. La sua reazione, sfociata in un pallone scagliato verso l’inferriata che delimitava la Ovest per un coro avverso, era prova del carattere del ragazzo, che aveva davanti a sé una gloriosa carriera. 

Se ne va un campione, un ragazzo allegro, uno spirito libero.

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