Doverosa premessa, tanto per cominciare. Anche su queste colonne erano state sviscerate delle perplessità sulla vena realizzativa di Filippo Pittarello al Catanzaro. Nulla da eccepire circa l’intensità delle prestazioni, mai venuta meno. Perplessità legittime, poiché frutto delle analisi, figlie dei fatti.
Perché, poi, cosa deve fare un cronista? Lo abbiamo scritto altre volte e lo ribadiamo: attenersi ai fatti, commentare in maniera asciutta, equa ed imparziale, con l’apertura a rivedere un’opinione nel momento in cui i fatti dovessero dettare altro. E l’attualità dice altro, ma ciò non significa esser stati detrattori di Pittarello ieri o incoerenti, oggi, che le qualità – da centravanti vero – stanno spiccando.
Doti, per la verità emerse già da qualche mese, ossia da quando il ventinovenne veneto si è guadagnato la maglia da titolare, con silenzio e in punta di piedi e tanto tanto lavoro, al di là della splendida doppietta che ha steso l’Empoli in rimonta, domenica.
“Non so quanti abbiano creduto in lui o lo abbiano sostenuto! Io, mi ero accorto fosse forte già l’8 luglio”, ha risposto un fiero Alberto Aquilani interpellato nel merito a fine partita (LEGGI QUI); sì, il tecnico è come se avesse cosparso un’aura particolare sul ragazzo, semplicemente dandogli fiducia e spronandolo a credere di più in se stesso.
Pittarello ha sempre messo il cuore, la generosità e la professionalità di un veterano, impattando bene a gara in corso ad esempio, a differenza di chi non aveva sfruttato appieno le occasioni, poiché era palpabile la mancanza di coinvolgimento, il sentirsi emotivamente distaccati dalla causa; calciatori, non a caso, andati via a gennaio.

“Penso di essere lo stesso giocatore che ha sbagliato i gol contro il Frosinone o in altre situazioni. Ma sul piano dell’impegno, della carica, della concentrazione affronto ogni partita allo stesso modo. Quando finisce una partita nella quale ho sbagliato sono il primo a starci male, oltre a pensare di far star male un tifoso che viene a sostenere“, ha detto il ragazzo, col cuore in mano.

Ed è gettando il cuore oltre l’ostacolo che Pittarello ha trascinato i compagni nel ribaltare una partita che sembrava persa. Ma quando si accede la miccia, il “Ceravolo” può tutto, anche recuperare in pochi minuti “due gol che avrebbero ‘ammazzato’ chiunque”, ha rimarcato il mister.

Certo, fosse entrata la palle di Saporiti, anziché colpire il legno, sullo 0-2, magari avremmo parlato di un esito differente, perché sarebbe stato il colpo di grazia dei toscani; ma il cuore, la testa e – puntualizzazione speciale – le gambe, hanno consentito di riprenderla.

Sì, altro aspetto che sta positivamente colpendo, è la benzina che i giallorossi hanno dimostrato di avere, nonostante si trattasse della terza partita in sette giorni dispendiosissimi.

Ci teniamo stretta l’ambizione coltivata da questo gruppo, con il mister Aquilani in testa, dunque. Una comitiva di giovani ambiziosi, che punta oltre l’orizzonte. Chissà..!










