Sulla biga condotta da Pietro Iemmello, c’è sempre stato Nicolò Brighenti al suo fianco, in battaglia, nel guidare l’esercito. Non che il ministro della difesa dell’US Catanzaro sia mai stato “luogotenente” del capitano, anzi.
Il Catanzaro, questo Catanzaro, non ha mai vissuto di figure marginali o gregari: la forza del gruppo, formatosi dai tempi di Vivarini per consolidarsi e sfiorare la Serie A col “fratello maggiore” Alberto Aquilani, sta proprio nella imprescindibilità dei suoi membri. Ognuno è un attore principale.
Vero è che Brighenti, i gradi da capitano, da leader, li ha sempre portati con merito: poche parole, sguardo accigliato e solo fatti. Sudore, sacrifici, sangue, fin dalla sua prima apparizione in giallorosso, in una notte del 2022, alla prima giornata della nuova era, che avrebbe portato le Aquile a spiccare il volo. Ed il pensiero di Brigo torna proprio lì.
“Se quattro anni fa, in quel Catanzaro-Picerno, alla mia prima partita con questa maglia mi avessero detto che avremmo stravinto la C, fatto due semifinali playoff di B e sfiorato la A…forse non ci avrei creduto”, ammette il 23 di Bussolengo, in una lunga riflessione riportata sui propri account.
“Oggi fa male, inutile girarci intorno. Scrivo con il magone e le lacrime agli occhi, solo il tempo forse farà passare questo vuoto nello stomaco – si legge nel post del difensore dell’US -. Ma se mi guardo indietro, la verità è che non avrei mai pensato di poter amare così tanto un popolo, una terra e una maglia“.
“Questo sport ti toglie il fiato, ti spezza il cuore, ma ti regala brividi che niente altro al mondo sa darti – continua -. Abbiamo riacceso la luce negli occhi dei bambini, abbiamo fatto piangere di gioia i padri, abbiamo unito generazioni sotto una sola bandiera“.

“Non c’è lieto fine oggi, ma resta comunque una favola straordinaria – conclude Brighenti –, vissuta con persone straordinarie”.










