“Mi avete fatto vivere un sogno, le Aquile risorgeranno”: il “demone” Cassandro

Cassandro e Aquilani

L’emblema della generosità, dell’abnegazione, della forza di volontà, nel (ri)mettersi in discussione e dire a tutti “ci sono anche io”. Questo è Tommaso Cassandro, e molto di più.

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Colui che incarna l’attaccamento alla causa Catanzaro si è consolidato come colonna dello spogliatoio, motore pensante in campo e simbolo tra i più amati della tifoseria.

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E guai a definirlo “operaio”, poiché sarebbe ingiusto alla luce di quanto di bello ha mostrato e distante dalla realtà. Cassandro è molto di più, corsa, fiato, coraggio, assist e gol.

Simmaco Gomme

Il numero 84, dopo aver difeso strenuamente e battuto la corsia destra e aver occupato altre zone di campo per un’annata intera, si prende un momento di riflessione per scrivere alla città, per spargere inchiostro sul proprio “diario”.

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Ed è in questi termini che si rivolge, attraverso i social: “Caro Diario, mi hai accompagno per tutta la stagione. Te lo scrissi più di una volta: quest’anno vinceremo i playoff. L’ho sognato, l’ho vissuto, l’ho assaporato, l’ho sfiorato, l’ho perso”, scrive il ragazzo giunto da Como, ma ormai catanzarese d’adozione.

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“Ho perso quel sogno che condividevo coi miei compagni, con la squadra, con la società, con i tifosi, con un popolo giallorosso – continua -. Fa male, fa veramente male, ancor di più dopo averlo sfiorato per così poco”.

Pittarello e Cassandro

“C’è tanta tristezza, rabbia, amarezza, dispiacere, ma altrettanto orgoglio e fierezza per averci provato fino all’ultimo – aggiunge Cassandro -. Il calcio mi ha tolto tantissimo: tempo, amici, sogni. Allo stesso tempo mi ha regalato, quest’anno in particolare, emozioni che non si posso spiegare a parole“.

Cassandro

La lunga lettera prosegue: “Il calcio ci ha permesso di ispirare un popolo, di unire le persone, di sentirsi partecipi di un qualcosa che era ben oltre il calcio, quel qualcosa che fai fatica a spiegare, un’appartenenza viscerale che ci ha fatto sognare ad occhi aperti.
Ne usciamo a testa alta, altissima, consapevoli di aver dato tutto noi stessi”.

Infortunio Cassandro

E poi: “Sono orgoglioso perché, insieme ai miei compagni, abbiamo riacceso la speranza di una città intera. Tutti hanno potuto apprezzare la voglia di rivalsa, di abnegazione, di rivincita di questa splendida squadra. Ora siamo arrivati al capolinea ed è doveroso, se non obbligatorio, ringraziare tutti i miei splendidi compagni, mister, direttore, staff, società e presidente”.

Brighenti, Cassandro e Favasuli

MI AVETE FATTO VIVERE UNA FAVOLA. Il lieto fine non è sempre quello che speriamo, ma il viaggio lo creiamo noi. Grazie, veramente. Grazie ai miei splendidi compagni, alleati dentro e amici fuori dal campo. Abbiamo percorso insieme avventure meravigliose. Vi auguro il meglio. Grazie a questa città, a questa gente, a questo popolo – si legge -. Mi avete fatto sentire a casa. Mi avete supportato, aiutato, accolto e apprezzato per quello che ero, con pregi e difetti, come un padre fa con il proprio figlio.

Cassandro

“Ora è tempo di guardare avanti, di continuare a sognare ad occhi aperti. Di lavorare. Di migliorare. Non so cosa succederà, ma sappiate: Sarò sempre uno di voi – conclude Cassandro -. Le aquile risorgeranno…Il Vostro Demone”.

Cassandro

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