Calabro torna al “Ceravolo”: “Catanzaro piazza splendida. Voglio continuità”

Calabro

Ha sempre un ricordo intenso, positivo, legato a Catanzaro, Antonio Calabro. Nonostante l’epilogo della sua avventura sulla panchina giallorossa, che ha visto il playoff con l’Albinoleffe in piena pandemia e l’esonero pochi mesi dopo – nella stagione che pose le basi per la rinascita – il tecnico pugliese non può non portare con sé quanto vissuto sui Tre Colli.

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Virtus Francavilla, Carrarese o Padova, oggi: indipendentemente dal vascello condotto, per Calabro (cha ha ritrovato il match analyst catanzarese Alessandro Imbrogno, nello staff) tornare al “Nicola Ceravolo” da avversario genera sempre sensazioni non indifferenti.

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E chissà che opinione avrà modo di desumere nel vedere lo stadio che ha vissuto per un anno e mezzo ridotto a cantiere aperto e in relazione al quale si è svolta, in mattinata, una conferenza stampa fiume che ha visto l’US e Palazzo De Nobili esporsi ai microfoni LEGGI QUI.

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Sentimentalismi a parte, è tempo di giocare, di darsi battaglia, senza andare troppo per il sottile, specie se si considera la condizione attuale dei biancoscudati. Le ultime due vittorie restituiscono il sereno dopo tre ko di fila, che rischiavano di inficiare l’ottimo avvio di un Padova attualmente nei playoff, con tredici punti: mica male, tenendo in mente l’obiettivo salvezza, come priorità. Poi si tireranno le somme.

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Tappa fondamentale, a questo punto, il Catanzaro, avversario ferito, che sta provando a rialzarsi e trovare il proprio “io”. La condizione delle Aquile, le cui sorti ora sono di pertinenza di Michele Mignani, induce a tenere alta la guardia, soprattutto dopo l’incoraggiante pareggio colto a Benevento,.

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Una prova di carattere, chiede mister Calabro, il quale dovrà ancora fare i conti con delle defezioni importanti, potendo disporre di una “rosa ampia e con giocatori affidabili”, pur concepita per un 3-5-2, come sottolinea alla vigilia l’ex allenatore del Catanzaro.

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E Calabro, uomo di sostanza, domani pretende “la bava alla bocca” nei suoi, nel segno del “dna ritrovato nelle ultime due”: “Pretendo continuità. Continuare a stare alti anche nelle difficoltà, senza quel freno mentale che ci fa abbassare – premette -. Voglio vedere coraggio, andare a prendere i riferimenti alti e che si creda in quello che facciamo”.

“Occorre saper leggere i momenti della partita, magari anche ‘addormentare’ ‘il gioco e gestire quando c’è un’intensità altissima degli avversari – entra nell’analisi –, con un possesso più redditizio che consenta di recuperare meglio le energie”.

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Il collega Mignani, in precedenza, qualche segnale tattico lo ha lanciato, ma Calabro, ovviamente, preferisce non fidarsi: “Non ha avuto modo di cambiare chissà cosa con un solo allenamento, prima di Benevento – afferma -. Ora, dopo quattro giorni di lavoro, dal Catanzaro dobbiamo aspettarci di tutto“.

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“Si tratta di una squadra che disputa la B per il quarto anno, dopo aver sfiorato la Serie A con un gruppo storico che è stato mantenuto – avverte –. Allora non possono essere passati, in tre mesi, dall’essere campioni al diventare dei ‘brocchi’! Possono confermare il ‘timbro’ di questi quattro anni oppure modificare. Non abbiamo grosse certezze, però siamo pronti e preparati a tutto”.

Calabro Albinoleffe

“Mignani a Bari proponeva un 4-3-1-2 mentre a Cesena aveva optato per il 3-5-2 dando sempre un’identità chiara alla squadra allenata, rendendola compatta, aggressiva e puntando sulla ripartenza negli spazi una volta riconquistata palla – ammette –, cosa che può fare a Catanzaro, dove ha trovato attaccanti di gamba e centrocampisti in grado di ribaltare l’azione“.

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Inevitabile, dunque, una riflessione su un contesto con cui permane stima reciproca: “Catanzaro è una piazza splendida – conclude – Ho allenato nel periodo Covid e non ho potuto apprezzare ciò che hanno avuto i miei colleghi, prima o dopo, cioè il calore dello stadio. Ho trovato una città e una proprietà eccezionali, con cui mi ritrovo sempre volentieri”.

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