Troppo giovane per dirsi un veterano; cresciuto moltissimo per ritenersi “un ragazzo”. Ruggero Frosinini è cambiato molto – come tutti del resto – da quando è atterrato a Catanzaro. Di ciò che era allora, restano immutati il garbo, l’educazione, il sorriso e la dolcezza di un ragazzo con il bel volto tipico da “figlio modello”, ma con le qualità e la determinazione di emergere e non vivere “da gregario”.
Sì, Ruggero “doveva farsi le ossa” come “da prassi”, come vuole il percorso di ogni calciatore che abbia ambizioni e punti in alto. La Serie B, un mondo passionale e calcisticamente antico come Catanzaro rappresentava (e rappresenta) la giusta dimensione per il 25enne umbro (originario di Orvieto), giunto dal Trento. E Catanzaro – sappiamo – non è piazza per tutti. Devi meritartela, devi dimostrarti all’altezza, avere spalle (anche omettendo la “s”) larghe e nervi saldi per poter reggere la pressione di una realtà ambiziosa ed esigente com’è legittimo che sia.
Frosinini ha dimostrato ampiamente di poter vivere in questo mondo, far sua questa nuova cultura, squisitamente meridionale, calda. E come lui, tutti coloro che hanno avuto il merito di apporre il proprio nome con lavoro, dedizione, sacrificio, anche in silenzio, dando tutto nel momento in cui vi è stato da battagliare, disposti a mandar giù volentieri una panchina o una sostituzione (per quanto ossimorico possa sembrare questa immagine), per il bene comune, per il bene dell’US.
E il Catanzaro, oggi, sembra tatuato sulla pelle dei ragazzi di Alberto Aquilani, il quale si è posto da fratello maggiore, dando loro tempo e fiducia per poi restituire occasioni e sensazioni indimenticabili. L’occasione l’ha avuta e l’ha sfruttata appieno il 62 giallorosso. Subentrato al 63′ al posto di Fellipe Jack (l’altra sorpresa di questo torneo, autore del gol del vantaggio contro il Monza), ha impiegato un quarto d’ora appena per deviare un cross con una splendida torsione di testa.
Uno degli uomini meno attesi e non ce ne voglia, perché lo sosteniamo senza voler mancare di rispetto, ma rinnovando la nostra alta considerazione, a dimostrazione di quanto il Catanzaro – questo Catanzaro – si sia retto sull’imprescindibile contributo di tutti, poiché non sono mai esistite “seconde scelte” o “riserve”.

Un gol, una corsa, che ha alimentato le speranze del pubblico catanzarese, che resterà comunque nella storia dell’US. Ricorderemo gli uomini che hanno vinto questa battaglia, che hanno dato fino all’ultima goccia di sudore per questa maglia e non è demagogia trita e ritrita, ma una constatazione.

“Quel bambino l’ha sfiorata, ma quel bambino di ci proverà“, ha scritto Frosinini in un commovente post di ringraziamento, attraverso i propri canali social. “Quel bambino ce l’ha fatta”, ci permettiamo di “correggere” noi.

“Grazie a tutti coloro che ho incontrato in questo splendido viaggio, non trovo neanche le parole per descrivere quello che ho provato – scrive il versatile calciatore delle Aquile -. Ci vediamo presto, forza Catanzaro”.

Chi combatte e crede in ciò che fa non conosce sconfitta. I giallorossi hanno pianto, unendosi in un unico abbraccio con la propria gente, ma non hanno perso. Non sono sconfitti.












