Eppur si muove. Qualcosa di buono si intravede. C’è tanto, tantissimo da lavorare – Michele Mignani, di fatto, deve proprio avviare la propria tabella di marcia – ma almeno arriva un’edificante risposta sul piano dello spirito, che produce un 1-1 prezioso.
Il Catanzaro visto al “Ciro Vigorito”, dimostra di voler restare “dentro” la partita, di restare aggrappato, tenendo aperto il risultato per poi gettare il cuore oltre l’ostacolo con un calciatore del quale si erano perdute le tracce, ma ha risposto presente: Nicolò Buso.
Il vantaggio del Benevento in avvio di ripresa, maturato per di più grazie ad un penalty dopo check al VAR, sembrava poter spegnere le Aquile e incidere sul morale.
La squadra, tuttavia, ha dato quantomeno prova d’orgoglio. Un buon viatico per il futuro imminente. Michele Mignani parte da qui e lo annota anche pronunciando le sue primissime parole, pubblicamente, in qualità di allenatore dell’US Catanzaro.
“Difficile esprimermi su che tipo di squadra io abbia trovato, avendo avuto ‘un giorno e mezzo’ a disposizione – esordisce ai microfoni il mister -. Sicuramene non una squadra che ‘sprizzava euforia’! Però i ragazzi da subito si son messi a disposizione. Ho visto nei loro occhi la voglia di provare a fare ciò che ci eravamo posti di fare, quindi, in generale, è un buon punto di partenza“.

Impossibile stabilire, ad oggi, in quanto tempo questo diventerà “il Catanzaro di Mignani”: “Non abbiamo modo di lavorare, perché già tra pochi giorni si torna in campo – ammette –, quindi servirà continuità d’allenamento per assimilare dei concetti”.
“Abbiamo affrontato una delle squadre che sta meglio – prosegue, a proposito dell’avversario -, che ha preso confidenza e sicurezza col campionato e con sé stessa. Nella prima mezzora abbiamo fatto fatica, sbagliando qualcosa. Si è concesso molto palleggio e perso campo, per merito loro ma anche per demerito nostro. Nella seconda parte del primo tempo siamo cresciuti e rientrati in partita”, riflette, giustamente.

L’analisi prosegue: “Nella ripresa siamo andati sotto ma la squadra non si è disunita – sottolinea –, chi è entrato ci ha dato energia e, pur non creando tantissimo, siamo arrivati tante volte in area avversaria, perciò credo sia un punto meritato“.
Tranquillizzando circa le condizioni di Arditi – la cui caduta, prima del match, ha creato non poche preoccupazioni LEGGI QUI – Mignani ha avuto il piacere di incrociare suo figlio Guglielmo da avversario, in relazione al quale ha avuto modo di seguire molto il Benevento, in questo periodo.

“Sì, conoscevo il tipo di gioco del Benevento, ma non mi ha agevolato l’aver avuto un solo allenamento per provare a spiegare alla mia squadra cosa facesse! Loro nella prima mezzora hanno fatto un’ottima partita – osserva -, si muovono bene e non danno punti di riferimento, ma noi siamo cresciuti e abbiamo tenuto bene il campo“.

In particolare, sull’emozione di ritrovare il figlio, subentrato nella ripresa e resosi pericoloso, rivela: “È un grande piacere ritrovarci. È stato un avversario fastidioso, che avrebbe voluto fare a tutti i costi gol per aiutare la sua squadra – confessa il trainer ligure -. Era un un nostro sogno trovarsi in campo da avversari, specie in B, categoria che lui si è conquistato con sudore”.

Determinante per l’US, quindi, l’aver stretto i denti, con unità d’intenti e abnegazione, per portar via il punto che porta a cinque il computo momentaneo: “Negli ultimi minuti saltano gli schemi, si gioca sui nervi, sulle palle sporche – conclude Mignani -. Il Benevento ha avuto possibilità di farci male in ripartenza, però i ragazzi sono stati bravi a stare in partita a reggere l’urto ed è un segnale importante, perché probabilmente in altre partite si sarebbero lasciati un po’ andare“.

Inizia il vero percorso del Catanzaro? L’auspicio è questo.










