Ha fatto parlare prima il campo, Michele Mignani. Ha indossato la tuta, ponendosi al timone di una nave in burrasca, prima di arrivare in città e finire in panchina, in poche ore. Da Benevento, quindi, si è racimolato un punto utile, che può iniettare un minimo di fiducia in più e aiutare sotto il profilo del morale e, magari, dare il via ad un nuovo capitolo per l’US Catanzaro.
L’allenatore delle Aquile si presenta alla stampa dopo aver fatto parlare il campo, per l’appunto, con l’obiettivo (in questo caso la speranza, per meglio dire) di trasmettere i propri concetti nel minor tempo possibile. Parole e rivelazioni, tra l’altro, alla vigilia del primo impegno al “Nicola Ceravolo” per lui: la partita con il Padova. L’Eye Sport Training Center, allora, torna ad essere teatro di tante sensazioni e tutto ciò dopo la conferenza stampa fiume che ha visto i vertici dell’US (rappresentati dal dg Bignotti), confrontarsi pubblicamente con i massimi esponenti di Palazzo De Nobili, cioè sindaco e assessore pubblici, per fare il punto sui lavori dell’ex “Militare” LEGGI QUI.
Si parla di calcio finalmente, di tattica, di aspettative e auspici, al Poligiovino, nonostante il mister sia quasi afono. A prendere parola, ovviamente, il direttore sportivo Ciro Polito, che introduce il neo-allenatore e, per prima cosa, ringrazia Giorgio Gorgone, “persona straordinaria”, dice. “Mignani è uomo a cui sono sempre stato legato, con cui ho attraversato grandissimi momenti – spiega – ed era il momento di chiamare una persona come lui”.
“Abbiamo dato delle possibilità a Gorgone, occorreva fare valutazioni prima dell’esonero che, secondo me, è avvenuto nel momento giusto – continua il ds delle Aquile –. Serviva che ci facessimo un bagno d’umiltà, serviva muoversi in questo senso, la tempistica è stata perfetta. Onestamente, avevo già chiesto disponibilità a Mignani la settimana prima della gara contro l’Ascoli e con Gorgone ero stato chiarissimo, senza perdere altro tempo”.
“Non è facile individuare allenatori predisposti ad accettare una squadra ultima in classifica. Quando ho chiamato Mignani la prima volta, ci ha pensato un po’, essendo persona molto riflessiva – rivela –. Ma quando l’ho richiamato dopo la gara con l’Ascoli, lui mi ha risposto positivamente subito, nonostante la condizione, dicendosi sicuro di poter alzare la china tutti insieme“, confessa il direttore, smentendo drasticamente l’ipotesi di pescare tra gli svincolati.

“Sono convinto che questa squadra abbia i valori per venirne fuori, c’è un campionato davanti – continua Polito –. Così come non è il massimo incassare determinate critiche al primo momento difficile, dopo due anni. Siamo uomini con spalle larghe e i mezzi per combattere un momento di negatività. Ma se ora si inizia a gettare croci addosso non si va da nessuna parte. Non sono uomo che cerca alibi, serve pedalare, ma stiamo calmi nelle critiche. State vicini alla squadra, tutti, così come chiedo agli altri di non salire sul carro solo quando si vince“.
“Già una vittoria, domani, pian piano, può consentirci di rimetterci in carreggiata – afferma, fiducioso -. Ci vuole un attimo per arrivare alla ‘guarigione’, occorre ritrovare serenità e anche la squadra deve dare un segnale alla città. Siamo stati ‘ingrati’ con quelle due sconfitte verso la tifoseria e serve che i ragazzi riportino la città dove merita”, sostiene, senza anticipare nulla che possa riguardare un eventuale mercato di gennaio. Ragionamento troppo prematuro.

E in questa direzione, osserva: “Fare il mercato a Catanzaro, da uomo del sud, è difficile, non è una questione di soldi, poiché c’è la propensione a scegliere di andare altrove da parte di molti calciatori! Occorre ottenere il massimo dal proprio potenziale. Anche i ragazzi hanno voglia di dimostrare di non essere dei giocatori falliti. Certo, poi, a gennaio non staremo con le mani in mano, ma dovremo vedere dove saremo fra cinquanta giorni. Io ho solo un interesse, salvare il Catanzaro senza guardare in faccia nessuno. Costi quel che costi“.
Parla il mister, allora, che inizia col ringraziare la proprietà: “Ho accettato con grande entusiasmo. Sono arrivato in una situazione non bella, ma la volontà della società e la mia è metterci sotto, a lavorare, per invertire la tendenza, con sacrificio”. “L’obiettivo mio è coinvolgere tutti. Sì, sicuramente Iemmello, che è il capitano e il giocatore più rappresentativo, deve aiutarmi! Chiaramente io sono l’allenatore e faccio io le scelte – riflette -. Abbiamo una rosa ampia, con tante alternative, che devo conoscere bene. Ho visto nei ragazzi la voglia di andare oltre le difficoltà“.
La partita all’orizzonte, quindi: “Non è facile stabilire la condizione della squadra, reduce da risultati perlopiù non buoni, così come non posso fare valutazioni sul piano fisico, non conoscendo il lavoro che era stato fatto prima. Ho visto una squadra che ha corso e lottato a Benevento – specifica il trainer ligure –. Domani sarà difficile, contro un Padova agguerrito, reduce da due vittorie consecutive. Tatticamente abbiamo provato a lavorare su qualche cosa, ma è difficile modificare abitudini in così pochi giorni o impostare concetti nuovi. Certo, come a Benevento, spero ci sia una reazione caratteriale domani, vincere i duelli e lottare su ogni pallone”.

“Per me è una sfida che ho accettato volentieri, avendo grande stima del direttore Polito, in primis per l’uomo – confessa -. La sua chiamata mi ha risvegliato tanta voglia. Con lui c’è sempre stata sinergia, fin da Bari. Inutile girarci tanto intorno: quel che conta, ora, è fare punti, ‘pulire’ la testa dei calciatori, quel minimo di ‘depressione’, di paura, ma è umano. Voglio cercare di riportare entusiasmo, aspetto sempre legato ai risultati. Benevento ci ha fatto capire che possiamo giocarcela con tutti. Ma sarà un viaggio lungo“.

“Il mio tipo di calcio? Si fonda sull’equilibrio – dice, in risposta a ciò che sosteneva il collega Antonio Calabro, il quale ne ha elogiato compattezza ed aggressività LEGGI QUI -. L’obiettivo è fare gol, non importa con quale mezzo. Abbiamo giocatori che, per natura, magari in alcuni momenti non riescono ad essere ‘super-aggressivi’, ma occorre che si faccia di necessità, virtù. Troppo presto parlare di moduli o singoli, anche perché non ne ho la conoscenza. Cosa dovrete aspettarvi? Intanto la prestazione, poi di volta in volta si cercheranno le soluzioni, avendo il tempo per lavorare. Iemmello qui ha prodotto numeri, gol e assist, e occorre capire quale possa essere per lui la situazione migliore sul piano tattico o i compagni attorno a lui”.

“Capire le qualità di questa squadra, dopo pochi giorni di lavoro, mi sembra difficile. Certo, è una squadra di bravi ragazzi e si sono messi tutti a disposizione, percepisco in loro la voglia di combattere, che è la richiesta primaria in momenti del genere – conclude –, ossia rialzare la testa. Siamo i primi ad essere dispiaciuti. Ecco, il primo pensiero mio è stato tirargli su la testa“.

“Io posso solo promettere di combattere su ogni pallone, per la società e i tifosi. Ne va dell’onore e della faccia di ognuno di noi“, la chiosa di Mignani.








