Le sirene di mercato ignorate a più ripetizioni e rispedite al mittente, anche lo scorso gennaio, perché in testa c’era solo Catanzaro e il Catanzaro. Simone Pontisso è un “catanzarese” ormai. Ragiona e lotta da catanzarese, ancor più lui che è tra i pochissimi reduci della cavalcata del 22/23.
Pontisso, uno dei vicecapitani delle Aquile, chiamato a battagliare con la fascia sul braccio in più occasioni, specie di recente; non che occorra la fascia per affermarsi tra i leader. Un leader di poche parole e solo fatti, che “vive lì, sempre lì, lì nel mezzo”, come canta Ligabue in “Una vita da mediano”.
Non solo un “recupera palloni”, ma un elemento in grado di abbinare la fame con la quale si avventa sulla sfera e si destreggia nel traffico, alla visione che lo porta sempre nel vivo del gioco, a rimorchio o alla conduzione, tanto da chiudere un altro campionato con lo score personale rimpolpato di gol e assist.
“Fa male perché ci abbiamo creduto tutti quanti. Fa male perché c’era un popolo intero a sognare insieme a noi“, scrive il numero 20 dell’US attraverso i propri account social, nel congedarsi da questa straordinaria stagione, culminata con la notte di Monza.
“Abbiamo sfiorato un qualcosa che sarebbe rimasto per sempre scritto nella storia e per questo non riesco a darmi pace – continua Pontisso -. Le lacrime di tutti i miei compagni, del mister, dello staff e del presidente mi hanno fatto capire quanto ognuno di noi abbia dato l’anima per questa squadra“.

“Grazie a tutti perché mi avete fatto vivere un anno pieno di emozioni che non dimenticherò mai“, conclude Pontisso.












