Si sta distinguendo tra tutti i campionati professionistici, l’US Catanzaro, per la sfilza di pareggi fin qui inanellata, in campionato. Cinque volte il segno “X“, nessuna sconfitta, nessuna vittoria.
Se non fa storcere il muso, comunque genera quantomeno perplessità, poiché rimanda al film già visto lo scorso anno, di questi tempi.
Certo, pareggi ognuno dei quali dal sapore diverso: da “salvare” – in tutta onestà – quelli ottenuti con Reggiana e Juve Stabia, soprattutto alla luce del secondo tempo gagliardo contro le Vespe, in dieci per l’espulsione (provvidenziale) di Cacciamani, prima dell’intervallo.
Da cosa ripartire, allora, in vista di due trasferte impegnative? Dall’atteggiamento esposto al “Ceravolo” venerdì sera, nella seconda frazione.
Lo avevano detto Alberto Aquilani (LEGGI QUI) e Federico Di Francesco (LEGGI QUI), nell’immediato postpartita, lo ribadisce lo stesso tecnico, ai microfoni del Poligiovino, alla vigilia di Sampdoria-Catanzaro.

E andare in casa di una squadra in crisi, il cui allenatore è in bilico, per di più in uno stadio caldo e blasonato, aumenta il livello di difficoltà.

Ma Aquilani bada al proprio orto: “Si affrontano due squadre che vogliono i primi tre punti, nonostante situazioni diverse. Per noi, una grande opportunità in uno scenario bello come Marassi, contro una squadra forte e ferita”, premette il mister.

“La Samp è concepita per obiettivi diversi, avendo giocatori di categoria superiore – osserva -. Ora la classifica lascia il tempo che trova, ma siamo consapevoli di aver bisogno di una scintilla“.

Sì, quella scintilla da cui far divampare coraggio e fiducia: “Mi tengo le cose buone di venerdì, quel secondo tempo giocato con lo spirito giusto. Ecco, nell’analizzare la partita, abbiamo riflettuto sul perché diverse volte sia venuto meno quell’atteggiamento nei primi tempi – ammette il trainer romano -. Domani, però, servirà iniziare col piglio giusto, senza ‘regalare’ nulla all’avversario”.

“Ho tratto tanti spunti positivi e tanti da migliorare, ma fa parte del percorso di una squadra – aggiunge -. Ho l’imbarazzo della scelta, disponendo di giocatori che mi danno certezze”, sottolinea, senza sbilanciarsi sugli interpreti o il sistema.

Nulla di preciso, quindi, sull’eventuale impiego di Di Francesco, tra i protagonisti di serata, contro gli stabiesi, visto l’ottimo impatto a gara in corso.

Esaltando l’attitudine al lavoro dell’ex Bologna e Palermo, Aquilani sostiene quanto sia importante non spingere troppo sull’acceleratore verso la condizione migliore, al fine di “gestirlo al meglio”.

Punto cardine della conferenza stampa odierna, la frase – aperta a possibili interpretazioni – pronunciata al “Ceravolo” venerdì sera (“Ci sono calciatori che hanno delle caratteristiche che non mi permettono di fare ciò che vorrei” LEGGI QUI).

Aquilani ne approfitta per chiarire: “A caldo, può essere interpretata male. Non voglio tirarmi indietro, però in questa fase iniziale, di costruzione, se mi rendo conto che la squadra non riesce – ad esempio – ad effettuare una pressione alta durante la partita, allora faccio io un piccolo passo indietro, perché magari, per ora, non riesce ad avere quella predisposizione“.

“Tuttavia, la mia proposta – che può non piacere – non cambia di una virgola – continua –, ma in alcune situazioni occorre che sia io ad andare incontro alle loro caratteristiche“, spiega.

E a proposito dell’idea di calcio alla base del suo modus operandi, l’allenatore dell’US non riesce ad avere contezza del “quanto” sia stata assimilata: “Il risultato condiziona tutto, non posso dire a che punto del lavoro ci si possa trovare, ad oggi. Ho una squadra che partecipa e non cade mai – rimarca –, anzi, nelle difficoltà della partita si rialza”.

“Preferisco pareggiare le partite ma con il giusto atteggiamento, vedendo sempre una reazione davanti ad un errore e non vincerne una ma perderne altre, con una squadra apatica o spenta! Io vado avanti, noto miglioramenti – ribadisce Aquilani –, vedo tantissimi ‘bambini’ che giocano! Cinque pareggi non ci rendono giustizia, se non vinciamo parliamo nel ‘nulla’, allora”, confessa il tecnico dell’US, esaltando la crescita dei giovanissimi di questo collettivo.

Inevitabile un messaggio rivolto alla tifoseria, il cui sostegno non è mai venuto meno: “Il mio pensiero va ai giocatori, ma alla gente che fa sacrifici per esserci, dimostrando un affetto incredibile! Solo il risultato può far felice la gente, da qui nasce il mio dispiacere quando le proviamo tutte – conclude -. Non ci rimproveriamo nulla per quello che è stato fin qui l’impegno, ma dobbiamo dare ai nostri tifosi una soddisfazione, perché meritano di tornare a casa contenti“.









