Organizzato, concreto, intelligente, umile: ci sta piacendo questo Catanzaro. Perché vincere aiuta l’autostima e, di conseguenza, pone una visione delle cose da un’altra prospettiva. Alberto Aquilani ha cambiato qualche casella sul piano tattico – che molti, ad onor del vero, auspicavano – ma senza stravolgere o scompaginare.
Sì, il centrocampo con tre uomini sta dando i suoi frutti e, chi viene gettato nella mischia a gara in corso, risponde alla grande, anche mettendo il timbro sulla partita.
A prescindere, tuttavia, sta venendo fuori quel “qualcosa” che nasce da dentro, di cui parlava il mister quando quel “qualcosa” veniva meno, al di là delle legittime tempistiche utili per assimilare nozioni e schemi. E, ribadiamo, “con questo atteggiamento il sistema non conta”: parole del mister, riverberate nell’immediato postpartita, domenica (LEGGI QUI), durante il quale si è esposto con l’ormai consueta pacatezza, senza palesare (facili) entusiasmi.
No, “calma e gesso” perché, come si suol dire, “ieri sembravamo brocchi, oggi siamo fenomeni”: sarebbe sbagliato scadere in questo stereotipo inutile. La B è irta di strade sterrate e buche: non è il caso, quindi, di focalizzarsi su obiettivi diversi rispetto a quanto annunciato, almeno per il momento. E questo valga per una tifoseria che, giustamente, ha delle ambizioni, però ha il dovere di mantenere i piedi per terra.
Quanto al rettangolo verde, al “Ceravolo” abbiamo parato i colpi (ma non sono stati tantissimi) e senza concessioni, al cospetto di un avversario più forte e più organizzato del “titanico” Palermo, giocando a scacchi, di strategia.

Primo tempo attendista da parte dell’US, che è riuscito a fronteggiare la gestione del gioco del Venezia – per stessa ammissione del tecnico romano – abbassato nella propria metà campo, pazientando, serrando i ranghi, andando anche in apnea.

Ago della bilancia, l’aver schierato nella ripresa l’uomo che ha cambiato volto alla squadra: Nuamah, al posto di Di Chiara, per dare propulsione e vivacità sulla sinistra, a costo di esporsi in rischi su quella corsia. Mossa riconosciuta da un avvilito Stroppa, in sala stampa (LEGGI QUI).

E se prima sono arrivate le “bacchettate” – giuste e motivate, perché eravamo qui a commentare i fatti – occorre dar merito all’allenatore di aver dimostrato di leggere le ultime partite, con saggezza e lungimiranza, anche prevenendo le scelte dell’avversario, con quella dose di fortuna che è mancata in altre circostanze e ogni tanto serve pure.

Aquilani ha capito che dovrà fare ciò che può col materiale di cui dispone, sempre esaltando l’anima e l’umiltà di un gruppo ormai suo, che gli si è stretto attorno e che – non manca mai di ricordare – lo ha emozionato e lo sta emozionando.









